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Due lavori e studio di notte: la vita di Morena, alla faccia dei Neet

Due lavori e studio di notte: la vita di Morena, alla faccia dei Neet

In un’Italia in cui vengono messi in evidenza sempre di più i ragazzi che non hanno lavoro né lo cercano, la storia di Morena mette tutto ciò in una p

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In un’Italia in cui vengono messi in evidenza sempre di più i ragazzi che non hanno lavoro né lo cercano, la storia di Morena mette tutto ciò in una prospettiva diversa. C’è chi non solo studia, ma lavora e anche di notte, quando gli altri dormono o si divertono in discoteca.

Molti giovani rientrano nella fascia chiamata “Neet”, ossia ragazzi che non studiano, non lavorano né si impegnano a trovare un impiego. Morena no. È una ragazza di 19 anni che è arrivata al quarto anno di arti figurative al liceo artistico che frequenta. Un liceo che propone lezioni serali per chi durante il giorno è impegnato in altro.

Come lei, che ha una settimana organizzata in maniera davvero impegnativa: alle 6 e trenta inizia la sua giornata lavorativa, in cui si prende cura di una bambina i cui genitori vanno a lavoro molto presto. La va a riprendere a scuola nel pomeriggio e la accudisce fino alle 17:30. Poi di corsa a scuola. Le lezioni iniziano alle sei di pomeriggio, e terminano alle dieci di sera, talvolta alle undici. Poi Morena va a casa, ma nei week end entra in gioco il suo secondo lavoro.

Infatti subentra il lavoro di hostess nei sabati e nelle domeniche, oltre che nei giorni in cui il suo impegno da babysitter non è necessario. Naturalmente Morena si sente un’estranea, un alieno rispetto a i suoi coetanei che studiano poco e lavorano meno, divertendosi e godendosi gli anni di giovinezza. Ma come obiettivo ha sempre fisso il suo futuro e sente che gli immensi sforzi e impegni cui si è volontariamente sottoposta porteranno a qualcosa.

In particolare, ha come passioni l’arte e la moda. È tutto nato dai due anni di scuola che ha perso. Questo ritmo incredibile è il suo modo di riscattarsi nei confronti di una perdita di tempo di cui si sente responsabile.

#FacceCaso

Di Alessandro Luna

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