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Elezioni tra i giovani, astensionismo state of mind

Elezioni tra i giovani, astensionismo state of mind

L'astensionismo è un problema gravissimo in Italia ed è sempre più dilagante, specie tra i giovani. Se le prossime elezioni politiche fossero decise

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L’astensionismo è un problema gravissimo in Italia ed è sempre più dilagante, specie tra i giovani.

Se le prossime elezioni politiche fossero decise esclusivamente dal voto dei giovani vincerebbe a mani basse l’astensionismo. I sondaggi mostrano infatti che circa il 70% dei neo-diciottenni potrebbe non andare a votare o comunque non esprimere una preferenza.

Il problema, però, non riguarda solamente i ’99, anche tra i 25enni l’astensionismo è un fenomeno dilagante. Difatti soltanto il 40% di loro andrà alle urne e la percentuale si abbassa ulteriormente (30/35%) se ci spostiamo nella fascia di età compresa fra i 18 e i 20 anni.

Il problema è gravissimo soprattutto perché non è dovuto ad una forma di “protesta silenziosa”. Al contrario, le cause principali sembrano essere quel disinteresse e ad quella disinformazione nei confronti della politica che tra i giovani sono sempre più diffusi.

Molti ragazzi, infatti, non solo non seguono le campagne elettorali ma non conoscono neanche i programmi degli schieramenti politici che si presenteranno alle prossime elezioni. Una mancanza dovuta in parte all’uso di mass media sempre più obsoleti.

A parlare di politica sono soprattutto i giornali, la radio e la televisione, mezzi di comunicazione ormai in disuso tra giovani sempre più attirati da smartphone e social media. Non a caso il partito che si serve maggiormente del web è anche quello che ha riscosso più successo tra gli under 30.

Stiamo parlando del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo che più di tutti sembra aver capito quanto è importante coinvolgere le nuove generazioni nella vita politica del loro Paese. D’altronde i recenti risultati sembrano dare ragione al M5S, attualmente in testa in tutti i sondaggi.

Fondamentale potrebbe essere anche il ruolo della scuola. Sembra averlo capito anche l’attuale ministro Valeria Fedeli che un paio di mesi fa aveva annunciato attraverso un videomessaggio il ritorno dell’educazione civica in classe dopo un’assenza durata diversi anni.

Parlare di cittadinanza e di costituzione all’interno degli istituti potrebbe riaccendere nei ragazzi quell’entusiasmo per la politica che sta svanendo sempre di più. Provare non costa nulla tanto peggio di così non si può veramente andare, non si deve andare.

#FacceCaso

Di Gabriele Scaglione

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