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Il fascino della divisa scolastica firmata Giorgio Armani

Il fascino della divisa scolastica firmata Giorgio Armani

Nel quartiere di Ginza, Tokyo, hanno deciso di cambiare uniforme per tutti gli iscritti selezionando per il prossimo anno scolastico una divisa firmat

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Nel quartiere di Ginza, Tokyo, hanno deciso di cambiare uniforme per tutti gli iscritti selezionando per il prossimo anno scolastico una divisa firmata Giorgio Armani. #FacceCaso.

Alle elementari sono andata a scuola dalle suore e portavo la divisa. Gonna blu, calzettone bianco, scarpa elegante, camicia bianca, gilet e farfallina amaranto, cardigan blu.

L’uniforme ci rendeva tutti più o meno uguali e ti toglieva il peso di scegliere cosa indossare di primo mattino. Nonostante fosse di dubbio gusto, non ho mai vissuto la divisa come una costrizione, al contrario era per me motivo di vanto, mi faceva sentire parte di qualcosa.

Ovviamente il dress code era obbligatorio e proprio per questo si trattava di una spesa piuttosto contenuta ed economicamente sostenibile per le famiglie.

Chissà cosa avrebbe detto mia madre se Suor Gianfranca avesse imposto a tutti gli studenti una divisa di Giorgio Armani da circa 700 euro. Probabilmente non l’avrebbe presa benissimo, proprio come i genitori degli studenti dell’Istituto Taimei di Tokyo.

Nel quartiere di Ginza, forse il più prestigioso della città, hanno deciso di cambiare uniforme per tutti gli iscritti selezionando per il prossimo anno scolastico (che in Giappone inizia ad aprile) una divisa firmata proprio da Giorgio Armani.

I costi a carico delle famiglie saranno 80 mila yen, l’equivalente di circa 700 euro. Per ovvi motivi ben cinque famiglie hanno protestato per la scelta (obbligatoria) della scuola. “Mi sono davvero sorpresa, e mi sono chiesta quale fosse la necessità di scegliere uniformi di alta moda per gli allievi di una scuola pubblica”. Ha commentato stupita una mamma.

La cosa più assurda in assoluto è stata la risposta della scuola. “La nostra scuola deve essere un esempio di distinzione, un modello per tutti”. Robe da matti, stavolta è proprio il caso di dirlo.

#FacceCaso.

Di Francesca Romana Veriani

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