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Riutilizzati a scuola i tablet comprati per il referendum in Lombardia ma…

Riutilizzati a scuola i tablet comprati per il referendum in Lombardia ma…

Il governatore Roberto Maroni aveva promesso che i tablet sarebbero stati poi dati alle scuole lombarde. "Il Messaggero" spiega come è andata. Solo p

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Il governatore Roberto Maroni aveva promesso che i tablet sarebbero stati poi dati alle scuole lombarde. “Il Messaggero” spiega come è andata.

Solo pochi mesi fa la Regione Lombardia si accingeva a dare il via al referendum consultivo per l’autonomia. Per raccogliere il voto dei cittadini fu utilizzata, per la prima volta, una piattaforma digitale tramite appositi tablet.

Il governatore della Lombardia, Roberto Maroni, decise così di dotare tutti i punti dove era possibile votare di appositi device: 24.400 “voting machine” costati 23 milioni di Euro.
Molte critiche colpirono la scelta, tanto che lo stesso Maroni decise di promettere che quei device, una volta svoltosi il referendum, sarebbero poi stati dati in dotazione alle scuole lombarde.

L’inchiesta de “Il Messaggero”

Parte di quei tablet sono ora già stati donati e le scuole hanno potuto decidere come utilizzarli. Non è stato, però, proprio facile, come ha sottolineato l’inchiesta de “Il Messaggero” pubblicata sul giornale di Domenica 18 Febbraio 2018.

I device utilizzati per il referendum lombardo, infatti, non sarebbero dei veri e propri tablet, piuttosto degli strumenti molto più limitati e che nulla hanno a che fare con Ios o Android.
I tablet montanto il sistema operativo Ubunto, il quale, oltre a non essere molto intuitivo, in molti casi non è nemmeno compatibile con le applicazioni più utilizzate.
Come se non bastasse, inoltre, i tablet sono abbastanza pesanti ed ingombranti. Non hanno, poi, abbastanza autonomia, tanto da dover essere tenuti collegati via cavo alla rete elettrica.

Per non bruciare l’enorme spesa e risolvere parte dei propri bisogni, ogni scuola ha comunque trovato come utilizzare i tablet. C’è chi li utilizza come registro elettronico, chi per i test Invalsi, chi per le comunicazioni tra i bidelli.
Insomma, non si spreca niente nelle scuole italiane dove spesso manca anche la carta igienica.

#FacceCaso

Di Lorenzo Maria Lucarelli

 

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