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Ai posteri l’ardua sentenza: il master “tarocco” del 5 Stelle

Ai posteri l’ardua sentenza: il master “tarocco” del 5 Stelle

La nostra rubrica sui dubbi, sulle paure e anche sui giramenti di… testa che affliggono gli studenti italiani. Oggi parliamo del controverso caso del

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La nostra rubrica sui dubbi, sulle paure e anche sui giramenti di… testa che affliggono gli studenti italiani. Oggi parliamo del controverso caso del master “taroccato” di un senatore del M5S.

Da pochissimo tempo è scoppiato un nuovo caso tra le fila del Movimento 5 Stelle. Il responsabile della comunicazione pentastellata Rocco Casalino avrebbe mentito, inserendo all’interno del proprio curriculum vitae un master in business administration conseguito presso l’università di Shenandoah in Virginia.

Ovviamente la bufera mediatica non ha tardato ad arrivare, portando l’interessato alla cancellazione della pagina incriminata dal suo profilo linkedin. Questa vicenda ricorda molto da vicino quella che nel 2013 coinvolse Oscar Giannino, reo di aver millantato due lauree mai ottenute, in giurisprudenza ed in economia, ma smascherato inizialmente a partire da un altrettanto falso master anch’esso proprio statunitense.

Seppur il leader del partito “Fare per fermare il declino” non si ergesse nella politica italiana come baluardo dell’onestà, anche se era presente una forte critica alla classe dirigente dell’epoca, fu costretto a ritirarsi dalla corsa alle politiche del 2013.

Tali vicende dovrebbero stimolare una riflessione importante negli studenti: qual è il valore di una laurea? Per la politica, così come per altre professioni, non esiste un titolo di studio apposito o comunque effettivamente professionalizzante, ma allora perché continuano a verificarsi casi simili?

Probabilmente in alcuni ambiti, tra i quali quello politico, questo titolo di studio viene visto come una garanzia del valore e della serietà della persona. A mio parere la laurea dovrebbe essere parte di un percorso di studio che stimoli e concretizzi le attitudini personali dello studente, non un foglio di carta necessario per poter essere accreditato come una persona valida.

Le tendenze al momento sono diverse e contrastanti, addirittura ci sono casi diversi all’interno di uno stesso partito. Ad esempio nel Movimento 5 Stelle da una parte abbiamo il caso sopra citato, dall’altra abbiamo il leader del partito, uno degli uomini più in vista del panorama politico italiano, una delle figure più accreditate per ricevere il mandato di formare il governo, che non possiede nessuna laurea.

La cosa non è però nascosta o insabbiata, semplicemente non è stata ritenuta tanto grave da precludergli la leadership del M5S, nonostante sia stata effettivamente usata, in alcuni casi, come discredito da parte di avversari.

A rendere necessario, con una sorta di regola non scritta, il titolo di studio è stato probabilmente il primo cinquantennio repubblicano italiano, in cui i politici erano grandi intellettuali, professori universitari o comunque personaggi di grandissima ed altissima cultura, ma parliamo di una tendenza e di un periodo purtroppo conclusi.

La politica, tantissime nuove e vecchie professioni, addirittura il mondo sono inevitabilmente cambiati, perché dunque mantenere le apparenze millantando titoli di studio mai ottenuti, se non più necessari o quantomeno non esplicitamente richiesti?

Sarà meglio avviare un percorso lavorativo o formativo che realmente rispecchi le attitudini e le passioni personali oppure intraprenderne uno universitario per cui non si è portati, solamente per conseguire una laurea per poter essere visti agli occhi del mondo come una persona valida?

Ai posteri l’ardua sentenza.

#FacceCaso

Di Edoardo Frazzitta

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