Certificazioni linguistiche e scuola, che rapporto c’è?

Certificazioni linguistiche e scuola, che rapporto c’è?

Per rispondere a questo quesito abbiamo fatto qualche domanda ad Umberto Rossi, docente di lingua e letteratura inglese che insegna a Roma. Imparare

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Per rispondere a questo quesito abbiamo fatto qualche domanda ad Umberto Rossi, docente di lingua e letteratura inglese che insegna a Roma.

Imparare le lingue si sa, è importantissimo. E’ qualcosa che serve nel mondo del lavoro ma anche nella vita. Come sapete, perché ve ne avevamo già parlato, esistono diverse certificazioni linguistiche che attestano la nostra conoscenza delle lingue e alcune di esse sono riconosciute anche all’estero.

Al giorno d’oggi viene ritenuto quasi vitale possederne almeno una e solitamente si consiglia di conseguirla il prima possibile, magari mentre si sta frequentando ancora la scuola. Ma il quesito fondamentale è: qual è il rapporto tra le certificazioni linguistiche e la scuola?

Per cercare di rispondere a questo interrogativo abbiamo fatto qualche domanda ad Umberto Rossi, docente di lingua e letteratura inglese al Liceo “Machiavelli” di Roma e autore di diversi libri, fra cui Il Secolo di Fuoco, edito da Bulzoni.

Lei solitamente consiglia ai suoi studenti di conseguire le certificazioni linguistiche durante l’anno scolastico?

Personalmente incoraggio sempre gli studenti a fare gli esami dell’ESOL (PET, FCE ecc.) perché mentre i voti che si prendono a scuola non hanno molto credito fuori dalle mura scolastiche, le certificazioni vengono accettate dappertutto, anche nel mondo del lavoro. Inoltre, ho notato che lo studente che riesce a prendere il PET e magari poi anche il FCE è più motivato rispetto alla materia.

Secondo lei conseguire una certificazione linguistica può influire sui risultati dello studente a scuola e se sì come?

Questo è un problema spinoso. Io riscontro che uno studente che con me ha buoni risultati poi prende le certificazioni abbastanza facilmente. Per contro, se uno studente ha conseguito una certificazione tendo ad aspettarmi da lui o da lei buoni risultati, e sicuramente ne tengo conto nella valutazione di fine anno.

Tuttavia noto che alcuni miei colleghi semplicemente ignorano il mondo delle certificazioni; non incoraggiano gli studenti ad affrontarle, non ne sanno molto o addirittura le guardano con un atteggiamento negativo. Questo è un problema serio, perché quando si tratta della valutazione della competenza linguistica, le certificazioni costituiscono un parametro oggettivo.

Si dice che far sostenere degli esami come quelli che si sostengono per conseguire le certificazioni linguistiche a degli studenti anche molto giovani (es. i ragazzi delle scuole medie) possa essere per loro troppo stressante e per questo nocivo. Lei è d’accordo con questa idea?

Le certificazioni hanno dei livelli di difficoltà: alle medie si mandano i ragazzi a fare il KET e solo quelli più brillanti provano il PET in terza media; nel biennio si punta a prendere il PET; nel triennio l’FCE. Ovvio che se prendo un tredicenne delle medie che non ha genitori inglesi trapiantati in Italia e pretendo che passi il FCE sto sbagliando.

In altre parole penso che le cose vadano viste sempre a misura del singolo studente; c’è chi per esempio già alle medie riesce a superare il PET. Insomma ogni studente è una storia a sé; se uno ha lavorato bene con la lingua e soprattutto è motivato la certificazione la porta a casa senza esaurimenti nervosi e senza alcun tipo di stress.

#FacceCaso

Di Gabriele Scaglione

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