Facebook vuole educare i giovani?

Facebook vuole educare i giovani?

La piattaforma lancia una base di assistenza per i più giovani. Consigli su come gestire il social, come comportarsi nella vita e tantissime altre per

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La piattaforma lancia una base di assistenza per i più giovani. Consigli su come gestire il social, come comportarsi nella vita e tantissime altre perle che suonano però da bacchettoni.

Facebook ha inaugurato una piattaforma che funziona da “educatore” per i più giovani. C’è un motivo dietro a tale nuova proposta.
Dal 25 maggio, secondo il regolamento europeo per la protezione dei dati personali, tutti i social network che offrono servizi a minori di 16 anni devono adeguarsi a inserire procedure limitative alla sottoscrizione degli stessi. Parliamo di email da inserire, bottoni da cliccare, adeguamenti alle condizioni d’uso o, come pensato da Menlo Park, il Portale degli adolescenti.

Sembrerebbe un social dentro un social, in cui da una parte si offre il vademecum all’utilizzo di Facebook, come se si stesse studiando storia a scuola. Si spiega tuto su gruppi, pagine, profili, come “proteggersi” nella navigazione, quali amicizie avere e quali rifiutare.

Tutti consigli su come muoversi in questa galassia che sta in verità allontanando sempre più proprio i più giovani.

Sembra che Facebook cerchi di offrirsi in una forma paternalista, aggiungendo nell’altra parte blog di adolescenti che testimoniano gli aspetti positivi della piattaforma e quali consigli siano giusti per usare “correttamente” la stessa. Non solo, verranno ritrovati anche nelle bacheche, senza che si voglia vederli.
Una sorta di Facebook maestra bacchettona, che cerca di controllare l’utilizzo ed educare gli utenti adolescenti che invece sono in fuga, per motivi che gli uomini di Zuckerberg forse fanno finta di non vedere.

La verità è che i problemi di utilizzo non possono essere focalizzati solo sugli under 18, come se fossero gli unici a sbagliare certi aspetti di utilizzo. Paradossalmente sono gli adulti, spesso parenti a caccia di nipoti/figli che cercano di scappare dai primi, a non saper minimamente usare tutti gli ambiti e le funzioni. E lì Facebook non vuole educare? Interessa solo dire ai più giovani cosa fare col proprio profilo, come farlo e quando?

Poi il decalogo, che invita a “pensare prima di agire”, a “controllare regolarmente la lista di amici” e cose simili, sembra più una nuova versione del Grande Fratello di Orwell, che prima in maniera soft e poi sempre più ingombrante detta modalità di consumo. Ma continuando così quanto ancora resteranno i ragazzi sulla “Big F”?

#FacceCaso

Di Umberto Scifoni

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