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Università, in Italia anche il curriculum va di moda “british”

Università, in Italia anche il curriculum va di moda “british”

Nelle carriere universitarie dei professori italiani ciò che sembra fare maggiormente la differenza è il curriculum internazionale. E questo può esser

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Nelle carriere universitarie dei professori italiani ciò che sembra fare maggiormente la differenza è il curriculum internazionale. E questo può essere un problema.

Se siete appassionati di calcio vi ricorderete sicuramente del celebre reality show Campioni. E di conseguenza vi ricorderete anche di Francesco Gullo, un ex calciatore dilettante che si era vantato di un curriculum internazionale (di tutto rispetto) che non aveva per partecipare al programma.

Una vergogna direte voi ma in realtà Francesco Gullo è solo la punta dell’iceberg. Già perché di persone che inseriscono nei propri curricula esperienze all’estero che non contano quanto vorrebbero far credere ce ne sono tante ovunque, soprattutto nelle Università.

D’altronde quante volte, dando una sbirciatina alla biografia di un vostro professore, avrete trovato il nome di atenei non italiani? Atenei dove magari quel docente ha conseguito un master, un dottorato o magari anche no.

Prendete per esempio Giuseppe Conte, uno dei candidati al ruolo di premier nel governo M5S-Lega. Forse molti di voi non lo sanno ma prima di entrare in politica Conte ha anche insegnato diritto privato alla LUMSA, a Roma Tre e all’Università di Sassari.

Un professore universitario insomma; un professore universitario che al pari di molti suoi colleghi vanta anche alcuni studi all’estero, precisamente negli States, alla New York University. Peccato però che l’ateneo newyorkese di questi famigerati studi non sappia nulla.

Già perché la posizione di visiting scholar, che prevede esclusivamente l’accesso alla biblioteca universitaria, non è né formalizzata né tanto meno registrata. Insomma a quanto pare niente studi all’estero per Conte ma semplicemente qualche ricerca oltreoceano.

Non vi scandalizzate però; Conte non è di certo il primo (e probabilmente non sarà l’ultimo) ad “esagerare” il proprio curriculum. Purtroppo, infatti, sono diversi i docenti che “pompano” le attività all’estero con l’obbiettivo di migliorare il proprio profilo internazionale.

La domanda è: perché lo fanno? La risposta è molto semplice; perché a detta di molti ciò che fa la differenza nella carriera universitaria di un professore (es. il passaggio da associato a ordinario) sono proprio studi e docenze fuori dall’Italia o coordinamenti di progetti internazionali.

Insomma, in Italia si tende a premiare, a volte anche più del dovuto, le esperienze fatte all’estero. E il problema sta proprio qui; siamo sicuri che degli studi alla Wisconsin University bla bla bla (che poi magari in realtà sono visiting) contino più di una laurea magistrale con lode e master annessi all’Università di Perugia?

#FacceCaso

Di Gabriele Scaglione

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