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καλὸς καὶ ἀγαθός: la Grecia a cui non avevi Fatto Caso #3

καλὸς καὶ ἀγαθός: la Grecia a cui non avevi Fatto Caso #3

Terza tappa del mio racconto in giro per la Grecia. Sempre con un gruppo di amici, a scoprire posti nascosti e lontani dalla solita movida. Parte 3, i

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Terza tappa del mio racconto in giro per la Grecia. Sempre con un gruppo di amici, a scoprire posti nascosti e lontani dalla solita movida. Parte 3, iniziamo e concludiamo!

Giorno 7/8/9 – καλὸς καὶ ἀγαθός: la conclusione.

Siamo all’ultimo spezzone di questa avventura in Grecia. Io e i miei compagni di avventura ci siamo lasciati alle spalle il tour nell’entroterra greco, e da ormai un giorno siamo sbarcati sulle spiagge di Paros.
Spesso alla nostra età si pensa: vado in un’isola greca e mi sfascio. Non è il caso di Paros, che nelle Cicladi è forse quella che più incarna il modello di isola “chic” ed elegante.

Abbiamo altri due giorni da passare qui, più il terzo dedicato al ritorno (lunghissimo).
Il secondo giorno sull’isola siamo risvegliati da una notizia tremenda. La regione dell’Attica va a fuoco, ci sono già oltre 50 morti e il dato continuerà a salire arrivando vicino ai 100. All’appello mancano centinaia di feriti e dispersi. Dall’Italia parenti e amici ci chiamano e scrivono preoccupati, poiché le notizie riportate dai media italiani parlano di incendi alle porte di Atene. La domanda che si pongono è: riusciranno a tornare in Italia dovendo passare da lì? La realtà è leggermente diversa, perché i fatti sono disastrosi, interi villaggi cancellati, come Mati e Rafina, ma il tutto avviene a 50 km dalla capitale. Oltre nubi di fumo si vede poco altro.

Noi rimaniamo comunque in attesa dell’evolversi della situazione, dopo che il premier greco Tzipras ha dichiarato lo stato di emergenza. Ci impressiona poi vedere le fiamme nell’autostrada Atene-Corinto. Neanche qualche giorno fa ci trovavamo lì, chissà cosa sarebbe stato se il nostro viaggio fosse cominciato una settimana dopo…

Sta di fatto che noi siamo qui a Paros, quattro ore di traghetto da Atene, e abbiamo un po’ di mare da fare.

Spunti su questi giorni nell’isola. Ci chiediamo se la Grecia abbia superato la fase “accaparro turismo a prezzi bassi per crisi economica”. Infatti qui nulla è veramente economico. Una considerazione che ci viene da fare è che sia una sorta di Ponza o Porto Ercole per giovani greci benestanti e famiglie agiate. Infatti i prezzi sanno di fascia alta, i vicoli di Naoussa, la cittadina principale vicino al porticciolo, sono inondati di boutique con prodotti di altissima qualità: gioielli, occhiali, camicie di lino, havaianas e scarpe costose. Souvenir a basso costo ben poca roba.

Sul porticciolo poi, tutti ristoranti di pesce che non regalano nulla, ma che ricambiano con altissima qualità. È un turismo agiato quello in cui ci troviamo, e un po’negativamente ci sorprende che, nonostante tantissimi giovany (70% greci), locali per divertirsi si contano su una mano. Tre/quattro che alle 4:30 massimo chiudono.
Si compensa con paesaggi bellissim e spiagge meravigliose. Noi ne abbiamo trovate tre: Santa Maria, Punda e Kolymbrithes. Acqua cristallina, relax, bello sfondo, tanti coetanei, ma nulla di esagerato tipo Tropicana di Mykonos o Far Out a Ios.

È un po’ una pecca, perché non permette mai di staccare e vivere alla nostra età. A Punda ci sarebbe dovuto essere un locale pomeridiano, con piscina e tutto, ma si scopre che l’hanno cambiato e trasformato in un lounge su spiaggia costosissimo. Forse i tempi sono realmente cambiati.
Ci alterniamo così tra giri dell’isola, mare e uscite serali non eccessive, fino ad arrivare al giorno del rientro, che speriamo vada tutto per il meglio.

Fortunatamente così sarà. 4 ore di traghetto (che non si sa perché hanno meno posti a sedere del numero di viaggiatori). Poi dal porto di Atene del Pireo un’ora di trenino fino all’aeroporto. Qui ci sciogliamo sulle poltrone in attesa del volo serale. Piccolo appunto finale: tornare ad Atene ci ha lasciato ogni volta un senso di angoscia, non ci si vorrebbe mai tornare.

Ore 21:30, siamo in Italia, a Ciampino, e alla fine Roma è sempre Roma. In ogni caso: sì, viaggiare. Grazie Grecia e alla prossima!

#FacceCaso

Di Umberto Scifoni

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