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Università, la sicurezza negli ambienti di studio

Università, la sicurezza negli ambienti di studio

Nuovamente, intorno all’Università di Roma Tre, è stato trovato un accampamento rom che ormai si trova lì da circa 4 mesi. Questa notizia ha ripropo

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Nuovamente, intorno all’Università di Roma Tre, è stato trovato un
accampamento rom che ormai si trova lì da circa 4 mesi.

Questa notizia ha riproposto il tema della sicurezza nelle Università, così affollate di studenti e personale ivi impiegato e quindi caratterizzato da una grande affluenza e frequentazione di persone.

Sono stati lamentati frequenti furti di materiale didattico ed apparecchiature con consequenziale danno e disagio per gli studenti.

Le risorse economiche dell’istruzione, come noto, sono piuttosto ridotte e sicuramente i danni di cui sopra non possono che compromettere ulteriormente la facoltà degli studenti di usufruire di mezzi di apprendimento moderni.

Inoltre, nell’accampamento rom adiacente all’Università, sono frequenti le accensioni di fuochi che spesso hanno ad oggetto plastica e materiali in gomma. Da ciò deriva l’emissione nociva di fumi tossici che rendono l’aria irrespirabile sia per gli studenti che per i cittadini romani che abitano nelle vicinanze.

Non solo. Sono stati scoperti dei nomadi intenti a lavarsi all’interno dei bagni dell’Università, oltretutto accompagnati da una gran quantità di materiale di risulta raccolto dai nomadi durante le loro peregrinazioni urbane.

È indubbio che non possa essere trascurata la legittima esigenza degli studenti a studiare e frequentare i luoghi di apprendimento con tranquillità e nel pieno rispetto delle norme igienico-sanitarie previste dalla normativa attuale.

La questione è ora oggetto di discussione politica tra gli amministratori locali, i quali si sforzano di contemperare le esigenze ad una vita tranquilla e sicura degli abitanti del municipio con la libertà di collocazione dei nomadi.

Gli abitanti della zona sono esasperati poiché i nomadi vivono secondo le proprie discutibili regole abitative, senza curarsi del rispetto di quelle dei cittadini della zona.

Sarebbe opportuno che i nomadi accettassero per primi una collocazione temporanea in strutture vivibili secondo i canoni standard propri di ogni società moderna: presenza di servizi igienici, materiali idonei a consentire una vita
decorosa, luoghi di raccolta degli effetti personali dei nomadi stessi.

Per quanto possa essere giusto rispettare le diverse culture, è altrettanto doveroso per gli ospiti di un paese che si adeguino alle leggi ed alle regole di convivenza sociale presenti nel Paese di accoglienza.

#FacceCaso

Di Paolo Petruzzelli

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