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Le grane di Facebook

Le grane di Facebook

Tra gli addii dei fondatori di Instagram, le denunce di problemi da parte di ex moderatori, perfino le ultime novità passano in secondo piano. Ci son

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Tra gli addii dei fondatori di Instagram, le denunce di problemi da parte di ex moderatori, perfino le ultime novità passano in secondo piano.

Ci sono alcune grane che nessuna società, nemmeno un colosso come Facebook, vorrebbe affrontare tutte insieme. Alcune magari sono solo voci, altre scoop confermabili. Ma in ogni caso la situazione è a rischio continuo, e la salute ne può risentire.
Si parte da una vera e propria bomba, quella certa perché confermata dai diretti interessati. Kevyn Systrom e Mike Krieger, storici fondatori di Instagram, non voglio più lavorare a Menlo Park, sotto la casa madre di Zuckerberg.

Loro hanno detto che il motivo sto nel voler “esplorare nuovamente la nostra curiosità e creatività”. Anticipata lunedì scorso dal New York Times, è stata poi confermata da Systrom, per la sorpresa di molti.
Eppure Instagram è probabilmente il social più in salute del momento, in crescita, alla moda, generatore di profitti e attrattiva mondiale soprattutto per i giovani.
Loro lo lanciarono nel 2010, salvo poi essere comprato per un miliardo di dollari da Facebook nel 2012.

Nonostante abbiano continuano per sei anni allo sviluppo dell’app, le ingerenze e i rapporti non idilliaci con Mark Zuckerberg si sono fatti troppo ingombranti per lasciar correre, e secondo indiscrezioni sarebbe proprio questa la motivazione dell’addio.
Il commento di Zuckerberg è stato breve: “Kevin e Mike sono due leader straordinari e Instagram riflette la combinazione dei loro talenti. Mi è piaciuto e ho imparato molto lavorando con loro negli ultimi sei anni. Auguro a entrambi il meglio e non vedo l’ora di vedere che cosa s’inventeranno di nuovo”. Ma è comunque un primo punto di instabilità per tutta la struttura social.

Ciò fa passare inosservato anche l’ultimo aggiornamento delle notifiche push per la versione desktop di Instagram, che rimane così una novità inosservata.
Perché poi subentra un’altra notizia, ossia la denuncia di un’ex moderatrice, ha voluto raccontare i traumi che ha subito nel filtrare alcuni elementi, post, foto. Un esercito di moderatori che deve far fronte a post orrendi, violenti, materiale pericoloso, tutto un lavoro che produce reali traumi nella testa e a livello psicologico.

In questo caso, l’accusa rivolta a Facebook, è quella di non far corrispondere un’assistenza mentale adeguata, pagata dall’azienda, che invece ignorerebbe il problema. Il rischio adesso è subire una class action. Altre grane, sempre grane per Facebook.

#FacceCaso

Di Umberto Scifoni

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