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Ho 16 anni e il caso Cucchi mi ha fatto perdere fiducia nella giustizia italiana…

Ho 16 anni e il caso Cucchi mi ha fatto perdere fiducia nella giustizia italiana…

Come diminuisce la tua fiducia nella giustizia italiana con il caso Cucchi, soprattutto se hai 16 anni? Ecco le mie riflessioni sul caso che ha tenuto

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Come diminuisce la tua fiducia nella giustizia italiana con il caso Cucchi, soprattutto se hai 16 anni? Ecco le mie riflessioni sul caso che ha tenuto banco per tanto (troppo) tempo.

Se al primo processo Cucchi il giudice avesse alzato gli occhi e avesse visto i lividi sulla faccia di Stefano, le cose sarebbero andate diversamente?
La domanda mi ossessiona perché la giustizia mi spaventa.
Che cosa succederebbe se un giorno, per qualsiasi motivo, mi trovassi di fronte a un giudice e questo non mi guardasse, non si accorgesse e non giudicasse secondo giustizia?
Pensare che queste cose potrebbero accadere a chiunque mi fa paura quanto pensare che sarebbe bastata qualche domanda più insistente per salvare la vita di Stefano e non solo la sua.

Omertà

Tra una lista di cose che non mi vanno giù del caso Cucchi metto al primo posto l’omertà: essa nasce dalla violenza, in funzione della paura che quest’ultima ci desta, ma la stessa omertà genera solo altra violenza. Se cerco i lati meno negativi in questa storia credo che questi siano l’impatto mediatico che avuto senza il quale secondo me il processo non sarebbe mai stato riaperto, e un film straziante che non giudica ma si limita a raccontare i fatti e non si sente in dovere di dipingere Stefano come un santo poiché non lo era.

Passato e futuro(?)

Stefano aveva già precedenti penali, non per droga, come il 70% dei carcerati non ergastolani che una volta usciti dal carcere torna al crimine (secondo l’Espresso); non possiamo sapere se Stefano sarebbe tornato o no al crimine ma osservando bene questo dato possiamo farci una domanda: vivere per mesi o anni fuori dal mondo reale, in una realtà ovattata dove la tua vita viene scandita dagli altri, dalle “guardie” e non da te stesso credo sia utile come “punizione” come pena per aver infranto le regole ma è davvero possibile che il carcere reintegri? Tu andresti a comprare 1 etto di prosciutto crudo dalla salumeria di quello che faceva lo spacciatore nel tuo paesino e che è uscito 2 mesi fa dal carcere? Io da sedicenne con l’utopia della reintegrazione di ognuno, che siano carcerati o immigrati, direi di sì.

Quindi il problema è il carcere o come esso (si intende anche le persone che vi vivono) viene visto dalla società?

La metafora scolastica

Penso a Stefano e mi viene da collegarlo ad una sorta di sistema scolastico: il giudice che sembra il preside che vedi in quei bellissimi uffici nei collegi USA. Poi finisci nel suo ufficio perché hai tirato l’acqua fuori dalla finestra sghignazzando con i tuoi compagni. Ma il preside non capisce, cerchi di spiegarlo e neanche ti guarda in faccia troppo impegnato a pensare alla tua punizione, senza vedere che hai un occhio nero e qualche cicatrice. Perché? No, non fai boxe ma sempre i tuoi compagni ti bullizzano dal primo giorno e alla fine hai tirato l’acqua solo per sentirti uno di loro. Il preside decide per la tua sospensione perché il tuo è un atto irrispettoso, stai una settimana a casa e poi vieni ributtato in quella solita classe dove alcuna regola è cambiata. Ma non te. È servita a qualcosa la tua sospensione?

Nella mia classe c’è una ragazza ripetente etichettata da alcuni genitori dei miei compagni di classe “la bocciata”, ripetere un anno è sicuramente qualcosa di più comune che trascorrere qualche tempo in un carcere minorile, ipotizzando che un ragazzo di 17 anni, scontata la sua pena tornasse a frequentare una scuola pubblica, verrebbe accettato davvero? E se gli stessi genitori lo chiamassero “il delinquente” come i figli potrebbero avvicinarsi a lui?

Queste righe sono piene di interrogativi, di domande a cui vorrei saper dare una risposta certa e positiva perchè credo fermamente che ognuno abbia diritto ad un processo giudiziario ed anche a uno di reintegrazione che davvero gli dia la possibilità di crearsi una nuova vita.

Non ho soluzioni ma forse il primo passo è proprio quello di pensarci, di Farci Caso.

#FacceCaso

Di Claudia Biasci

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