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Ghali: “I love you” San Vittore

Ghali, il trapper "un po' italiano un po' tunisino" presenta il suo nuovo singolo in un modo del tutto particolare. Milano, carcere di San Vittore. N

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Ghali, il trapper “un po’ italiano un po’ tunisino” presenta il suo nuovo singolo in un modo del tutto particolare.

Milano, carcere di San Vittore. Non è uno dei progetti di aiuto a coloro che sono in prigione, non è una scuola di teatro. È la presentazione di una canzone, precisamente del nuovo singolo di Ghali, I love you.

Il trapper milanese, cresciuto a Baggio nell’hinterland della città, ha deciso di presentare il nuovo pezzo in un modo diverso, un po’ alternativo. Se lo segui sui social sai di cosa parlo perchè la sua risonanza mediatica è stata altissima.

Circa sessanta detenuti del carcere, under 25, sia uomini che donne sono stati il suo primo pubblico. Il singolo è uscito su tutte le piattaforme il 15 marzo, ma tutto è iniziato tra i muri del carcere di San Vittore, un luogo molto familiare al cantante.

Ghali, infatti, racconta della sua infanzia passata insieme alla madre e alle visite a suo padre, detenuto proprio in quel carcere. Racconta di come abbia imparato a fare beatbox proprio con il figlio di un altro detenuto, nei tempi di attesa.

Ma non si è limitato solo a presentare il pezzo, il trapper ha anche dipinto insieme ai detenuti il luogo dove fanno l’ora d’aria. Ora sul muro troneggia una scritta “Musica libera tutti”. Una frase che molto probabilmente si trasformerà in qualcosa di più, perchè Ghali non vuole fermarsi. Vuole creare un progetto che possa aiutare i detenuti nella loro vita a San Vittore, per comprendere che la vita non si ferma ma può e deve andare avanti.

I love You è proprio quello, una lettera scritta a qualcuno in carcere, proprio come quel qualcuno che ha avuto lui, durante la sua infanzia. I detenuti, dopo qualche istante di incertezza, si sono sciolti e hanno iniziato a ballare, come se non ci fosse nulla a fermarli.

D’altronde “C’è chi canta insieme a una sirena, c’è chi balla dentro ad una galera”.

#FacceCaso

Di Benedetta Erasmo

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