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Il professore contro le pagelle

Il professore contro le pagelle

Riprendiamo un'intervista a Leonardo Previ, professore universitario che della Buona Scuola ha fatto una ragione di vita e tratta il tema delle pagell

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Riprendiamo un’intervista a Leonardo Previ, professore universitario che della Buona Scuola ha fatto una ragione di vita e tratta il tema delle pagelle.

Quant’è bello avere degli esempi. Ancora di più, poi, se si tratta di maestri, o professori, coloro che sempre dovrebbero essere il faro delle giovani menti. Molto, troppo spesso, non si parla di loro. Chiaramente non tutti i professori sono meritevoli di lodi e attenzioni, purtroppo, ma quando se ne trova uno “degno” vale davvero la pena esaltarlo.

Per questo oggi vi vogliamo riportare qui alcune parole di Leonardo Previ, docente di Gestione delle Risorse Umane all’Università Cattolica di Milano. Qui uno stralcio della sua intervista a Orizzontescuola.

Innanzitutto, cosa si fa e cosa ancora non si fa nelle scuole: la capacità collaborativa degli studenti

“Si comincia a fare. In molte scuole si sono sviluppate tante esperienze. Tutte le teorie pedagogiche sono consapevoli che gli studenti hanno già una capacità di cooperazione quando arrivano a scuola. Se siamo diventati numerosi è perché sappiamo cooperare. Occorre aiutare le scuole a rafforzare, a rendere ancora più brave le scuole a cooperare e questo per molto tempo non è stato insegnato”.

Le pagelle, mantenerle o no?

“Le pagelle sono un problema enorme. Ellinor Ostrom, Premio Nobel per l’Economia nel 2009, ha osservato che le comunità con risultati migliori sono quelle in cui prevale l’altruismo e non l’egoismo. Le squadre che vincono di più sono quelle in cui le competenze individuali vengono messe al servizio della squadra. Nella scuola abbiamo una tradizione che risale alla fine dell’Ottocento e nella quale per tanti motivi non si era capito che il noi era più forte dell’Io”.

Chiudiamo con la ricetta per una Buona Scuola

“L’unica ricetta è aumentare la responsabilità di ciascun insegnante rispetto all’obiettivo della collaborazione. Ogni insegnante uscendo dalla propria aula deve chiedersi in che cosa oggi ho insegnato a collaborare, in quale misura oggi ho aiutato i miei studenti nella capacità di collaborazione. Questo è decisivo per il futuro della nostra scuola e del nostro pianeta”.

#FacceCaso

Di Giulio Rinaldi

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