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Notte bianca, l’ipocrisia dietro la tragedia

Notte bianca, l’ipocrisia dietro la tragedia

La tragedia della Notte Bianca alla Sapienza è immersa in un velo di ipocrisia fatto di comunicati e scarichi di responsabilità. La Notte Bianca alla

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La tragedia della Notte Bianca alla Sapienza è immersa in un velo di ipocrisia fatto di comunicati e scarichi di responsabilità.

La Notte Bianca alla Sapienza tra sabato e domenica scorsi è finita come peggio non poteva. Un ragazzo è morto. E l’ondata di polemiche immediatamente scaturita ha aggravato la tragedia. Attacchi contro i collettivi studenteschi, che hanno organizzato l’evento, e scarichi di responsabilità alla ricerca del capro espiatorio. Un opaco velo di ipocrisia è calato sull’intera vicenda.

Un punto deve essere chiaro. Di per sé la morte di Francesco Ginese, questo il nome del ragazzo scomparso, è stata una maledetta fatalità. Una ingenua bravata finita male da parte di chi voleva solo andare a divertirsi. Ha tentato di scavalcare un cancello. Nel farlo ha perso l’equilibrio, cadendo a terra violentemente. Se ci si pensa un attimo, una simile dinamica poteva avvenire identicamente nel garage di casa. Uscendo, il ragazzo si accorge di aver dimenticato le chiavi. Nessuno da dentro può aprirgli. Decide di scavalcare, inciampa, cade e muore. Non cambia molto.

Assodato quindi che gli organizzatori della Notte Bianca non hanno ucciso Francesco, c’è da interrogarsi su chi aveva il compito di gestire la sicurezza. Chi doveva controllare gli accessi. E perché non è stato fatto. Proprio qui l’opacità si fa più fitta.

Il cordoglio

La Sapienza – si legge sul comunicato dell’ateneo in merito all’accaduto – esprime profondo dolore per la morte assurda del ragazzo che si era gravemente ferito nella notte tra venerdì e sabato e manifesta solidarietà alla famiglia, così duramente colpita con la perdita di un figlio brillante e promettente. Si ringrazia tutto il personale del Policlinico universitario Umberto I per l’impegno profuso in queste ore con due difficili interventi chirurgici nel tentativo di salvare questa giovane vita. Rattrista grandemente che nonostante i ripetuti moniti, divieti e denunce a evitare comportamenti non consentiti e rischiosi per l’incolumità, si sia verificato un gravissimo incidente che è costato una giovane vita.

Parole di rito, doverose e condivisibili. Che purtroppo, però, assomigliano a lacrime di coccodrillo. Rattristarsi nonostante i moniti andati a vuoto non è accettabile. Se l’evento poteva essere svolto allora è prima di tutto e soprattutto chi lo ha organizzato che deve assumersi le proprie responsabilità. Al contrario se non c’era alcuna autorizzazione, allora chi ha permesso che venisse ugualmente svolto ne deve rispondere, al pari di chi si è fatto beffe delle regole.

Da anni si organizzano eventi del genere alla Sapienza. E non è mai chiaro fino a che punto siano legalmente gestiti o meno. La prassi ha sempre fatto chiudere un occhio su molti, troppi punti. Di fronte ad un morto però gli occhi vanno aperti.

Le giustificazioni

Quando l’Ateneo ha notizia dell’organizzazione di eventi non autorizzati – prosegue il comunicato – provvede sempre, come anche nel caso in questione, ad una preventiva formale comunicazione alle autorità di pubblica sicurezza. Inoltre, qualora tali eventi non autorizzati dovessero effettivamente svolgersi, contravvenendo al Regolamento in materia e/o forzando gli accessi agli spazi universitari, l’Ateneo procede sempre a presentare un esposto alla Procura della Repubblica“.

Da questo passaggio emerge chiaramente come i fatti fossero noti e quindi le forze dell’ordine erano state avvisate. Poi si parla di forzatura degli accessi. Un fatto abbastanza grave che però, a quanto pare, si ripete ciclicamente da tempo. Quella del week-end scorso è stata la tredicesima edizione della Notte Bianca. In pratica già per dodici volte sono stati forzati gli accessi, ma nessuno è mai riuscito a prevenire che si ripetesse. Sembrerebbe esserci qualche falla nel sistema di sicurezza alla sapienza. In ateneo però non la pensano così.

“Infine, alla Sapienza – conclude il comunicato – è presente un servizio di vigilanza e un sistema di videosorveglianza che consente di allertare immediatamente le autorità competenti in caso di manifestazioni non autorizzate e di produrre documenti video che vengono, su richiesta, messi a disposizione delle stesse autorità”. Fermi tutti, qualcosa non torna.

Tesi insostenibile

C’è un sistema di vigilanza. Ci sono le videocamere. Le forze dell’ordine erano state avvertite. Si conoscevano le intenzioni degli organizzatori e si sapeva anche, a grandi linee, chi fossero fisicamente costoro, tanto che erano stati anche oggetto di ripetuti moniti e divieti. C’erano già stati dodici precedenti (e di conseguenza almeno dodici esposti alla procura). Probabilmente, peraltro, già altrettante volte si era provveduto a riparare i cancelli forzati. Eppure, nonostante tutto, non si è riusciti ad impedire che una manifestazione illegale si mettesse in atto. Sostenere tutto ciò appare alquanto complesso.

Neppure le più pericolose e sovversive organizzazioni criminali e terroristiche mondiali potrebbero mai portare a termine i loro scopi se i servizi segreti avessero a disposizione tutte queste notizie su di loro. Dalla Mafia ad Al Qaeda sarebbero tutte spacciate. Invece i terribili collettivi autogestiti hanno fatto fessi tutti e si sono impossessati della Sapienza. Che si dispiace molto dell’accaduto.

Se è vero, come detto, che la tragica fatalità sarebbe potuta avvenire a prescindere dalla Notte Bianca, è altrettanto vero che l’omissione e la noncuranza favoriscono inevitabilmente l’accadere degli incidenti. Per questo università e organizzatori appaiono parimenti responsabili. Qualcuno dovrà rispondere della morte di Francesco. Un comunicato quantomai contraddittorio, come dimostrato poc’anzi, evidenzia invece il fallace tentativo di lavarsi la coscienza, addossando le responsabilità a fattori improbabili. E questo è esattamente il contrario della vicinanza e del profondo dolore espressi a parole.

#FacceCaso

Di Tommaso Fefè

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