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Fortnite, quando il videogioco viene prima dello studio

Fortnite, quando il videogioco viene prima dello studio

Dalla data del suo rilascio ad oggi, Fortnite ha stregato i giovani di tutto il mondo. E qualcuno di loro ha persino lasciato la scuola per dedicarcis

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Dalla data del suo rilascio ad oggi, Fortnite ha stregato i giovani di tutto il mondo. E qualcuno di loro ha persino lasciato la scuola per dedicarcisi.

Oltre 3 miliardi di dollari di fatturato nel solo 2018 e più di 40 milioni di utenti sparsi per il mondo. Questi sono solamente alcuni dei numeri fatti registrare dal videogioco Fortnite. Per alcuni è solo un passatempo, per altri una vera e propria droga; per molti comunque sta diventando anche un lavoro.

Ne sa qualcosa David Herzog, un 49enne genitore di Boston che pur di assecondare il “talento” del figlio Jordan, autentico asso del videogioco della Epic Games, gli ha addirittura concesso di lasciare la scuola, trasformando la passione del ragazzo in una fonte di reddito.

D’altro canto giocando a Fortnite Jordan ha già guadagnato circa 60.000 dollari, per la gioia di suo padre, che lo aveva messo davanti ad una console già all’età di tre anni. Oggi Jordan di anni ne ha 16 e sui videogiochi ci passa dalle 8 alle 14 ore al giorno. A qualcuno di voi potrebbe sembrare una follia ma per lui sono semplicemente sessioni di allenamento.

Sì perché per i videogiocatori professionisti come Jordan i videogames sono un po’ come degli sport (eSports per la precisione) e in quanto tali richiedono esercizio e sacrificio, anche dal punto di vista alimentare (David ha addirittura messo a punto una dieta per migliorare le prestazioni del figlio).

Naturalmente la storia degli Herzog ha già fatto il giro del globo e altrettanto naturalmente non sono mancate le polemiche. C’è infatti chi ha definito il papà di Jordan uno sfruttatore disposto ad offrire in sacrificio al dio denaro la vita sociale e la carriera scolastica del figlio.

Noi sinceramente non ce la sentiamo di condannarlo. D’altronde, sebbene l’insistenza di suo padre abbia giocato un ruolo decisivo, possiamo dire che la passione di Jordan sia sbocciata in maniera tutto sommato spontanea. Insomma se la volontà del ragazzo è quella di coltivare le sue capacità videoludiche è giusto incoraggiarlo, anche a costo di apparire un cattivo genitore.

#FacceCaso

Di Gabriele Scaglione

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