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Allarme rincaro per le tasse universitarie a Firenze

Allarme rincaro per le tasse universitarie a Firenze

Il CDA dell'ateneo fiorentino ha deciso di rivedere il sistema di tassazione per reperire fondi aggiuntivi. Gli studenti lanciano l'allarme. Tasse un

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Il CDA dell’ateneo fiorentino ha deciso di rivedere il sistema di tassazione per reperire fondi aggiuntivi. Gli studenti lanciano l’allarme.

Tasse universitarie, nuovo caso a Firenze. Dopo Milano e Palermo il nuovo allarme per i rincari arriva dall’università del capoluogo toscano. Il CdA dell’ateneo ha deciso di rivedere il sistema di contribuzione fiscale degli studenti al fine di reperire maggiori fondi. Lo scopo  è migliorare i servizi offerti dall’istituto, ma tra gli universitari c’è preoccupazione.

Secondo i dati del Miur, l’UniFi, ad oggi, vanta uno dei sistemi di tassazione più bassi d’Italia. Dei sessantadue atenei statali, solo diciotto fanno pagare meno imposte ai propri iscritti. Tutti al centro-sud, peraltro, dove sono purtroppo ben note le condizioni medie di maggior disagio economico-sociale. La media nazionale è di 1.341 euro a iscritto. Nella città gigliata ad ogni immatricolato ne vengono chiesti 1.070. Il confronto con altre università delle stesse dimensioni di quella fiorentina è impietoso. Con Padova, Torino e Pisa ci sono tra i 110 e i 500 euro di differenza.

La posizione degli studenti

Gli studenti però non ci stanno. Sono consapevoli di godere di una situazione di oggettivo vantaggio fiscale. Ritengono tuttavia ingiusto vederla come un limite per la sostenibilità economica dell’ateneo. Al contrario, vorrebbero che proprio la loro università, in quanto esempio virtuoso di bassa tassazione, si facesse portavoce di maggiori rivendicazioni verso il Ministero dell’Istruzione. Chiedono maggiori fondi dal governo per non scaricare sugli universitari i costi dei servizi.

Sappiamo benissimo quanto l’ateneo abbia necessità di fondi aggiuntivi e che la situazione in termini di personale e servizi offerti sia critica. Siamo i primi a pagarne le conseguenze – dice Matteo Cini, uno dei rappresentanti degli studenti – Ma l’ateneo si deve far portatore di rivendicazioni forti nei confronti del Miur per mettere in luce la situazione che stiamo vivendo. Dal 2009 a livello nazionale abbiamo perso il 14% degli iscritti, il 20% di docenti e il 20% di ricercatori. La situazione per il personale tecnico amministrativo è persino peggiore, con una riduzione di un terzo all’Unifi”.

Già nel 2017 c’era stata una prima riformulazione delle fasce di contribuzione basate sull’ISEE. Con quella revisione l’ateneo si era avvicinato ai parametri nazionali. Ne derivarono 72 livelli di aliquote diverse. Procedendo in questa ulteriore riforma interna della tassazione, l’obiettivo è ottenere un maggior gettito fino a 6 milioni di euro all’anno.

L’ateneo, in ogni caso, ha deciso di coinvolgere attivamente le rappresentanze studentesche nella discussione su come procedere. E questo è stato molto apprezzato, ma non sufficiente per far rientrare l’allarme.

Apprezziamo che sia stato deciso di creare una commissione mista per confrontarci. – dichiara ancora Cini – Ma noi riteniamo che recuperare i fondi ridotti da parte dello Stato dalla contribuzione studentesca non sia la strada giusta. Occorre una mobilitazione di tutto il mondo accademico per cambiare la rotta e ricostruire un’università in cui il diritto allo studio sia un dato di fatto“.

#FacceCaso

Di Tommaso Fefè

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