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Il tempo si è fermato ad Oulx, nella scuola-museo

Il tempo si è fermato ad Oulx, nella scuola-museo

Ad Oulx, nella città metropolitana di Torino, è stata riprodotta la classe di una vecchia scuola, che ora è diventata a tutti gli effetti un museo. “

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Ad Oulx, nella città metropolitana di Torino, è stata riprodotta la classe di una vecchia scuola, che ora è diventata a tutti gli effetti un museo.

“Nostalgia, nostalgia canaglia”. Parlando della scuola con i miei genitori, sono stato inevitabilmente catapultato dalla mia immaginazione in un passato quasi cinematografico, in cui l’odore del gessetto impregnava il legno delle panche sulle quali i ragazzi sedevano spensierati.

Ed è proprio per rievocare la semplicità e la spensieratezza di un’epoca in cui le LIM e i tablet non erano state neanche lontanamente immaginate, che nel piccolo comune di Oulx (Torino) si è deciso di trasformare una scuola dismessa in un vero e proprio museo (non è una novità, di luoghi come questo ce n’erano già nel capoluogo piemontese e presto ne sorgeranno altri anche nella vicina Settimo Torinese).

Una delle vecchie aule dell’istituto in disuso è stata infatti arredata con banchi in legno e lavagna in ardesia provenienti dalla prima metà del Novecento. Di fronte alla cattedra (che assomiglia di più al tavolo di una vecchia cucina), su cui giacciono dei veri e propri mattoni (i libri di una volta), spicca un gigantesco abaco, appoggiato ad una parete tappezzata di cartine topografiche degli anni ’30.

Sembra il set di una stagione de “Il Collegio” ma è tutto incredibilmente reale e per di più visitabile, per due giorni alla settimana (nei weekend). Ed entrando, oltre che dall’eternità del luogo, si rimane colpiti anche da un sottilissimo quanto importantissimo dettaglio: i posti a sedere.

Tolto quello riservato al professore o al maestro di turno, infatti, se ne contano soltanto una decina. Sì perché le classi di una volta (specialmente quelle di Oulx) erano molto meno numerose di quelle attuali, che arrivano a contenere anche 25/30 ragazzi. Ciò permetteva agli insegnanti di concentrarsi su ogni singolo studente, aiutandolo nelle difficoltà.

Insomma, per certi versi vorremmo tutti ritornare indietro nel tempo, così da sentirci maggiormente coccolati e considerati dai nostri docenti, che oggi sono molto più interessati a portare a termine il programma piuttosto che ad “illuminare” il cammino scolastico dei propri alunni. Eh già, a volte è proprio vero che si stava meglio quando si stava peggio…

#FacceCaso

Di Gabriele Scaglione

COMMENTS

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    franca 5 mesi

    Buongiorno Gabriele, ti segnalo che anche a Torino ci sono diversi musei scolastici
    e altri stanno nascendo a Settimo Torinese
    Franca

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