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L’ENI vuole insegnare la sostenibilità per le scuole. Il WWF si oppone

L’ENI vuole insegnare la sostenibilità per le scuole. Il WWF si oppone

L'Associazione Presidi Italiani ha dato il via libera a ENI per insegnare educazione ambientale. Da che pulpito! WWF si scaglia contro ENI e ANP. Si

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L’Associazione Presidi Italiani ha dato il via libera a ENI per insegnare educazione ambientale. Da che pulpito! WWF si scaglia contro ENI e ANP.

Si tratterebbe di un vero e proprio controsenso sostiene il WWF: come può ENI, tra i maggiori produttori di combustibili fossili, insegnare il rispetto dell’ambiente e la sostenibilità? Ma la critica del WWF non è rivolta direttamente a ENI bensì all’Associazione Nazionale Presidi, che non si è fatta problemi nell’accettare la proposta.

L’educazione civica nelle scuole

Come di sicuro saprete già, grazie alla legge 92/2019 l’educazione civica ritornerà ad essere una materia nelle scuole italiane. Bene, il progetto voluto da ENI e ANP si inserisce proprio in questo contesto: nella preparazione dei docenti per le ore di educazione civica. Dunque il 19 dicembre 2019 ANP e ENI hanno firmato un protocollo di intesa per la creazione di corsi di formazione e seminari per docenti in tutta Italia. Questi appuntamenti tenuti da esperti di ENI formeranno i docenti su quattro principali aree tematiche: cambiamento climatico, efficienza energetica, rifiuti e bonifiche. Per maggiori informazioni sul protocollo di intesa potete cliccare qui.

Associazione Nazionale Presidi contro le associazioni ambientaliste

Non è stato solo il WWF a indignarsi contro il protocollo di intesa firmato lo scorso dicembre. Tante altre associazioni ambientaliste come Greenpeace, Kyoto Club e Legambiente hanno fatti sentire le proprie voci. In effetti, non ci vuole un genio per vedere il controsenso intrinseco nell’iniziativa stessa.

Come afferma Greenpeace, infatti, proprio Eni avrebbe diverse responsabilità sia in tema di cambiamento climatico che in tema di bonifiche del territorio. Secondo il WWF, infatti, sarebbe stato molto più opportuno affidare questo tipo di formazione ad associazioni, enti pubblici o privati più competenti in tema e meno compromessi con la questione. Inoltre, studenti e studentesse potrebbero avanzare leciti dubbi sulla formazione dei propri insegnati in tema di sostenibilità da parte di chi la sostenibilità contribuisce a minarla tutti giorni basando la grande maggioranza dei profitti sulla produzione e consumo di combustibili fossili.

Voi cosa ne pensate? 

#FacceCaso

Di Chiara Zane

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