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Vita universitaria e coronavirus

Vita universitaria e coronavirus

La stagione universitaria di molti di noi è cambiata, tra lezioni online, esami online, lauree online. Tutto online e tutto nuovo. Tra le tante cose

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La stagione universitaria di molti di noi è cambiata, tra lezioni online, esami online, lauree online. Tutto online e tutto nuovo.

Tra le tante cose che sono cambiate in questi claustrofobici tempi, c’è la storia universitaria di ciascuno di noi. Le passeggiate nei corridoi, il caffè da 5 stelle delle macchinette, l’aroma di gentilezza e amore che trasuda da ogni professore dopo quattro di lezione…. Ahhh… quanti bei ricordi!

Interi edifici, intere classi sono ora stipate tutte strette in un micro schermo da 20 pollici (o di più, anche la grandezza dell’università segue i gradi di ricchezza dell’utente). Cosa cambia? Tecnicamente nulla, tutto si basa sempre su un fattore: la trasmissione del sapere.

Certo che se poi la connessione va e viene e un professore sa utilizzare un pc come io una “sac a poche”, allora la trasmissione del sapere diviene un ninnino più lenta e congestionata.

Le lezioni

Non so voi, ma la mia università le ha organizzate utilizzando Microsoft Teams. Non è male questa piattaforma, non la conoscevo. Si possono seguire tranquillamente ore di professori che cercano di mettere le slide in primo piano. Dei codici poi, non ne parliamo. Se il tuo amico non ti dà quello nuovo, ti ritrovi in due a seguire un corso che non è mai partito. Stesso discorso per la “riunione”: ne apre tre, ne chiude una, ne riapre sei.

Carta vince, carta perde: quale sarà quella giusta?

Gli esami

Qui la cosa si fa più interessante. In pochi giorni, infatti, si sono sviluppate due nette classi di studenti. Una fauna distinta in due sottospecie: chi sa copiare e si attacca gli appunti pure sul soffitto, e chi (come il sottoscritto) ha un’ansia da prestazione che se lo porta via e fissa la camera con le mani in alto, per cercare di tranquillizzare il professore, con l’unico risultato di farlo sentire come se lo volesse mangiare.

La laurea

C’è bisogno di parlarne? Hai studiato anni. Hai sofferto, gioito, “due volte nella polvere, due volte sull’altar” … e niente.

Tu, un paio di mutande sotto la giacca e un applauso tristissimo dai soli membri della commissione. Ma potrebbe andar peggio. Potrebbe piovere.

#FacceCaso

Di Giulio Rinaldi

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