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Il Cinema Non Si Ferma, grazie alla passione e… agli smartphone!

Il Cinema Non Si Ferma, grazie alla passione e… agli smartphone!

Tre ingredienti: l'amore per il cinema, un gruppo di attori, registi ed esperti del settore e la voglia di aiutare la Protezione Civile. Questo e molt

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Tre ingredienti: l’amore per il cinema, un gruppo di attori, registi ed esperti del settore e la voglia di aiutare la Protezione Civile. Questo e molto di più è il progetto “Il Cinema Non Si Ferma” -INTERVISTA-

Giovany, oggi si parla di Cinema. No, niente paura: non è una di quelle rassegne sull’introspettivo mondo delle pellicole indipendenti bulgare (che nessuno se la prenda a male) ma una “foto” di un progetto BELLISSIMO che sta nascendo nelle case di alcuni registi, attori ed esperti del settore. Vi presento “Il Cinema Non Si Ferma”. E mi sono fatto anche quattro chiacchiere con Ruggero De Virgiliis, ideatore del progetto.

Ma andiamo per gradi…

Di che stiamo parlando

È stato battuto nella giornata di giovedì 2 aprile il primo ciak de “Il cinema non si ferma”, il primo docufilm a episodi interamente realizzato usando set casalinghi e smartphone. Un progetto a scopo benefico (i proventi raccolti andranno devoluti alla Protezione Civile) per dimostrare che, nonostante l’emergenza Coronavirus abbia portato a un blocco di set e produzioni cinematografiche, le maestranze e i professionisti del mondo del cinema non si fermano.

“Il cinema non si ferma” è una commedia che, usando come spunto il potenziale tragicomico e surreale della situazione imposta dall’emergenza sanitaria mondiale, racconta in modo divertente che la vita continua. “Quando ci siamo ritrovati in quarantena, con i set e le produzioni chiuse, ho pensato che noi gente del cinema dovessimo reagire, e che avremmo dovuto farlo a modo nostro: facendo un film” dichiara il produttore Ruggero De Virgiliis. “Così è nata l’idea di trasformare le nuove regole di vita in un modo diverso di pensare e realizzare un film, per ribadire che il cinema non si ferma”.

Quali sono gli “ingredienti”?

Scenografie casalinghe, oggetti di scena ridotti al minimo, nessun operatore di ripresa (sono gli stessi attori, aiutati dai familiari, a filmarsi usando smartphone e webcam), una regia (a cura di Marco Serafini) che opera da remoto usando sistemi di videoconferenza, un pool di sceneggiatori tra i migliori in Italia, capitanati da Stefano Piani.
Tra gli interpreti che hanno aderito da subito al progetto, figurano Nicolas Vaporidis, Kaspar Capparoni, Remo Girone, Margot Sikabonyi, Karin Proia, Paola Lavini, Augusto Zucchi, ma molti altri sono gli attori che di giorno in giorno si uniscono al progetto.

La mia chiacchierata con il produttore Ruggero De Virgiliis

Ruggero che dire: Wow! L’idea di realizzare un vero e proprio film dentro le mura di casa è qualcosa di rivoluzionario. È d’accordo sul fatto che questa vostra iniziativa potrebbe cambiare il corso del cinema italiano?

Innanzitutto molte grazie a voi! È un piacere.

Il nostro film non ha assolutamente la pretesa di essere rivoluzionario, o di cambiare il modo in cui si fanno i film. Un film è  e deve essere una storia raccontata con belle immagini, suono di qualità, musica e moltissimi altri elementi. Il nostro film è una reazione creativa all’emergenza in corso, ed è quindi realizzato con mezzi di fortuna, rinunciando alla normale tecnica di ripresa di immagini e suono. È stata una scelta dettata dalla necessità. È un film d’emergenza e di resistenza a quello che ci sta succedendo. Tutti noi non vediamo l’ora di tornare sui set e ricominciare a fare film come si sono sempre fatti. E non saprei dire se la nostra iniziativa potrebbe cambiare il corso del cinema italiano. Il nostro scopo è di portare un sorriso a quante più persone possibili, e aiutare la Protezione Civile a cui i proventi del progetto sono destinati.

Nella storia del cinema, le mura di casa sono state spesso protagoniste inconsapevoli ma capaci  di raccontare le vite delle persone. Questa considerazione ha un po’ influito sul vostro lavoro?

Le mura di casa, ma in generale le locations di un film, non sono mai protagoniste inconsapevoli. Le locations e le scenografie hanno nei film u’importanza paragonabile ai personaggi, e questo dal 1895, da quando esiste il cinema.  Pensate sempre che niente di quello che si vede sullo schermo e´ casuale. Potete immaginare ad esempio se L’inquilino del terzo piano” fosse stato girato in una villetta a schiera invece che nel Dakota Building di New York? Noi non abbiamo potuto scegliere dove girare il nostro film: esistono delle regole di vita che sono imposte dall’emergenza coronavirus, e abbiamo trasformato queste regole in un dogma di produzione. Restate a casa. Quindi, girate il film a casa.

Le dirò una cosa a nome di tutti gli studenti: lei ha reso lo smartphone, tanto odiato tra le mura accademiche, uno strumento capace di creare arte e lavoro. Noi Giovany in realtà lo sappiamo bene, ma come mai, secondo lei, i cellulari generano ancora così tanta “paura” nelle autorità? E inoltre, quanto è stato difficile coordinare tutto tutti i lavori con il solo utilizzo di queste tecnologie?

La generazione più giovane è nata quando c’era già internet e i cellulari avevano smesso da tempo di essere solo dei telefoni, quindi ovviamente ha più confidenza con i mezzi e si muove in modo più smaliziato. Uno dei fattoripiù interessanti di questa crisi e´ che molte persone che in qualche modo hanno fatto più fatica a entrare in sintonia con queste tecnologie adesso le devono usare per forza. Non sembra, ma e´ un cambio di passo interessantissimo. Per noi dal punto di vista dell’organizzazione del lavoro in realtà è stato tutto molto immediato. Si e´ trattato solo di scegliere gli strumenti giusti da utilizzare. Ricordate comunque sempre che dove c’è un ostacolo o un problema, c’è anche sempre una possibile soluzione figosissima.  

Nel cast e nelle figure che lavorano a “Il Cinema Non Si Ferma”, ci sono nomi altisonanti: come ha scelto i suoi collaboratori per questo progetto?

Vorrei precisare che le persone che partecipano a questo progetto non sono “miei collaboratori” , ma grandissimi professionisti che hanno scelto di partecipare a titolo gratuito per il fine benefico del progetto. Diciamo che ho la fortuna di lavorare da tempo con i migliori colleghi che si possano sognare, che in questo caso si sono fatti contagiare dalla mia follia senza esitare.   

Immagino che su una “barca” simile la voce di ogni “marinaio” sia importante: quanto è importante l’empatia tra tutti i partecipanti?

In un team di lavoro la molteplicità delle voci è sempre importante e va sempre ascoltata. Poi bisogna che qualcuno sintetizzi tutto e trovi la quadra. Ma sono felice di sentire la parola empatia: È fondamentale in qualsiasi aspetto della vita, ed è l’unica forza che può trasformare una folla in un team.

FacceCaso è la “patria” degli studenti: che consiglio si sente di dare a tutti i ragazzi che vogliono iniziare gli studi nel mondo del cinema?

Cercatevi un lavoro e non fate cazzate… Scherzo! Ci siete cascati? Adesso il consiglio vero: siate delle spugne. Leggete e interessatevi di qualsiasi cosa. Interessatevi di arte, di storia, di scienza e di ogni forma umana di espressione. Non smettete mai di fare domande e di cercare di guardare oltre. Non c’è cinema senza cultura. Ma se devo dire la mia, secondo me senza cultura non c’è proprio niente in generale.

In questi giorni di quarantena i miei migliori amici sono diventati Netflix, Amazon Prime Video e Sky Go. Insomma, lo streaming. In che modo, secondo lei, l’industria cinematografica ha dato a se stessa una netta sterzata?

Da quando sono al mondo (ho 41 anni) e da quando faccio questo lavoro ho assistito a svariate sterzate. Quindi direi che la strada è piuttosto tortuosa in generale. Riguardo alle piattaforme, secondo me è una rivoluzione già passata, adesso fanno parte della vita di tutti, e questo nel nostro ambiente e´ ben noto da tempo. Il mondo si muove velocemente e gli scenari cambiano a un ritmo veloce. Non è detto che quello che adesso sembra moderno e supercool lo sarà ancor quando avrò finito di rispondere a queste domande. Non so se ho reso l’idea.

Siamo quasi in chiusura: beh, non può non svelarmi qualche chicca o qualche dettaglio inedito accaduto sul set!

C’è una pandemia mondiale, le persone vivono da settimane barricate in casa, e stiamo girando un film usando telefonini e Skype, ognuno da casa sua… direi che più inedito di questo non ci sia molto… Posso dirvi ad esempio che Kaspar Capparoni a volte mi chiama a tarda sera (per non dire notte) per darmi idee sul suo personaggio, o che ricevo poesie recitate da Remo Girone come messaggi nella mia segreteria telefonica… Che ogni tanto con gli altri produttori Daniele Fioretti, Daniele Muscolo, Marco Perotti e col regista Marco Serafini ci troviamo a bere una birra la sera rigorosamente online. Sono tante cose che in una produzione normale sono anche banali, ma cosi´ diventano davvero emozionanti.

Ruggero, la ringrazio tantissimo per questa chiacchierata. Le chiederei un saluto finale e il suo personale messaggio per i Giovany di FacceCaso!

Ciao ragazzi e grazie! Seguiteci sui nostri social, hashtag #ilcinemanonsiferma e non ricordate sempre che dove ci sono un problema o un ostacolo c’è anche sempre la possibilità di fare qualcosa di innovativo e divertente.

#FacceCaso

Di _Riccardo Zianna_

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