Tempo di lettura: 3 Minuti

Pregiudizi post Covid-19: L’unione dei giovani italo-cinesi (UGIC) non ci sta!

Pregiudizi post Covid-19: L’unione dei giovani italo-cinesi (UGIC) non ci sta!

La diffusione del virus ha alimentato i pregiudizi contro la comunità cinese italiana. Vediamo le iniziative dell’UGIC per contrastare questa tendenza

Compiti estivi: “divertitevi e viaggiate”
Amicizia alunni-insegnanti, per la Fedeli guai a chi ci casca
Capodanno con gli amici? Scopri le mete più economiche e divertenti!

La diffusione del virus ha alimentato i pregiudizi contro la comunità cinese italiana. Vediamo le iniziative dell’UGIC per contrastare questa tendenza.

Probabilmente pochi di voi conosceranno l’unione giovani italo-cinesi. Si tratta di un’associazione composta da ragazzi nati nel nostro paese da famiglie cinesi o arrivati dalla Cina quando erano piccoli. È nata nel 2016, con lo scopo di favorire i rapporti tra le comunità cinesi presenti sul territorio italiano e gli enti locali. Uno dei primissimi progetti dell’UGIC prevedeva l’attività di traduzione. L’idea era di evitare che la mancanza di comprensione generasse tensioni. Da quando il coronavirus si è diffuso nel nostro paese, l’associazione si è impegnata per mostrare la propria solidarietà all’Italia, liberandosi dai pregiudizi (o almeno tentando).

Il video-appello all’umanità e all’uguaglianza

Forse alcuni di voi ricorderanno l’associazione per il videoclip contro la discriminazione, pubblicato su Facebook a febbraio. Con la frase “Io non sono un virus, sono un essere umano”, il video mira a sensibilizzare la popolazione italiana al tema del pregiudizio razziale. L’iniziativa ha riscosso un grandissimo successo, e non solo in Italia. Pensate che il progetto ha raggiunto addirittura Pechino, fornendo agli ideatori un invito formale al Quirinale insieme ai rappresentanti dell’ambasciata cinese.

La distribuzione delle mascherine

Nonostante certe tendenze siano difficili da eradicare, i giovani italo-cinesi non si fermano. Una delle iniziative più recenti riguarda una vera e propria distribuzione porta a porta, interamente finanziata e gestita dall’organizzazione. Dopo aver acquistato le mascherine con i propri risparmi, i ragazzi dell’UGIC hanno iniziato a spartirle casa per casa. Tranquilli, nessuna regola è stata infranta. Le mascherine infatti vengono lasciate nella buca delle lettere. In alcuni casi, sono state anche consegnate alle forze dell’ordine o al personale del Comune.

E considerate che questi sono solo due dei tanti progetti sponsorizzati dall’associazione. I ragazzi dell’UGIC si occupano di favorire l’integrazione della comunità cinese da ben prima che il virus scoppiasse. Nel corso degli anni, e oggi ancor di più, hanno dimostrato la loro forte volontà di stabilire un rapporto di amicizia, libero dai pregiudizi con la nostra comunità nazionale.

#FacceCaso

Di Alice Favazza

COMMENTS

WORDPRESS: 0
DISQUS: 0