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Alunni in pigiama, i presidi si lamentano

Alunni in pigiama, i presidi si lamentano

Alunni in pigiama davanti al pc? Pure in ritardo? Ai presidi la cosa non va giù. E hanno stilato delle nuove regole di comportamento. “Ciao ma’, vado

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Alunni in pigiama davanti al pc? Pure in ritardo? Ai presidi la cosa non va giù. E hanno stilato delle nuove regole di comportamento.

“Ciao ma’, vado a scuola, a stasera”. Questa frase, ripetuta ogni giorno nelle case di moltissimi italiani, ha lasciato spazio più recentemente a “Ciao ma’, vado a scuola in salotto, inizia a fa il caffè per la ricreazione”. La scuola è cambiata, c’è poco da fare. Inutile vestirsi di tutto punto, truccarsi e profumarsi per bene, pensano i ragazzi. Mi devo sedere davanti al computer per 6 ore. Mi tolgo il pigiama, metto la tuta, mi ritolgo la tuta metto il pigiama.

Ma questa nuova routine, non è piaciuta proprio a tutti.

Le lamentele dei presidi

Una classe virtuale è una classe a tutti gli effetti”, ha dichiarato Mario Rusconi, presidente dell’Associazione nazionale dei presidi di Roma e del Lazio. “Il fatto che sia online non significa che il professore non noti certi atteggiamenti”.

Certi atteggiamenti che in un primo momento potevano rientrare nella confusione generale, adesso non possono più essere tollerati. Riguardano soprattutto i ragazzi delle superiori mentre i più piccoli, delle elementari e delle medie, mostrano una grande attenzione perché, evidentemente, sentono molto il distacco emotivo dalla classe, dalle maestre e dai professori”.

Dunque, la guerra generazionale non si è conclusa. Si è solo spostata. È cambiato il campo della tenzone. C’è chi chiede, da sempre, agli alunni di rientrare nei ranghi e chi, proprio gli studenti, combatte le regole imposte. Così è stato, così sarà sempre.

Ma davvero ne vale la pena, in questo periodo? Certo, il rispetto è fondamentale. Certo, i genitori dovrebbero insegnare ai figli cos’è l’educazione. Certo, vestirsi e non mettersi in pigiama davanti al pc può essere davvero molto semplice.

Tutto vero. Ma forse sono regole che valgono sempre. Forse il compito degli adulti, ora, potrebbe essere di “essere adulti”. Portare pazienza. Perché i figli che non rispettano le regole, non hanno imparato a non rispettarle oggi. In questi giorni. E allora, come sempre, prevenire è la cura. E non sgridare ed alzare la voce quando un ragazzo di 15-16-17 anni è chiuso in casa da due mesi.

Forse, compito dei ragazzi è imparare a rispettare il prossimo e diventare adulti e, forse, compito degli stessi adulti è insegnarglielo. Per non pensarci dopo.

#FacceCaso

Di Giulio Rinaldi

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