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Scuola a testa in giù: gli studenti rivogliono i banchi, i prof no

Scuola a testa in giù: gli studenti rivogliono i banchi, i prof no

Il covid ribalta il mondo: gli studenti vogliono tornare a scuola, i prof spingono per stare a casa. "Maturità in presenza, rischio inutile". Parados

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Il covid ribalta il mondo: gli studenti vogliono tornare a scuola, i prof spingono per stare a casa. “Maturità in presenza, rischio inutile“.

Paradossi da Coronavirus. In questi tediosi mesi di isolamento forzato, tra improbabili challenge, fastidiosi flash mob e dichiarazioni fuori luogo di chicchessia, capitano anche notizie che sembrano ribaltare il naturale ordine delle cose. Come vedere studenti che fremono per andare a scuola e professori che vorrebbero farli stare a casa. Una affermazione ai confini della realtà, ma assurdamente vera. Succede a Bologna, in particolare, dove un gruppo di insegnanti ha scritto al capo della Task Force per le riaperture degli istituti, manifestando preoccupazioni e proteste.

In realtà l’eventualità di un rientro in aula degli alunni prima della fine dell’anno è già stata esclusa definitivamente dal governo. Ma resta il nodo della Maturità, per il quale, stando alle ultime indicazioni arrivate dall’esecutivo in questi giorni, esiste, ed è allo studio, la concreta possibilità che si svolga in presenza e non in videocall.

Perché, tutto sommato, aver trascorso un terzo dell’ultimo anno di scuola chiusi dentro casa, seguendo videolezioni in pigiama, è già un’esperienza segnante per la vita. Fare anche l’esame di stato su houseparty, oggettivamente, sarebbe stato troppo per questa generazione di maturandi. Evidentemente, però, per questo nutrito gruppo di docenti bolognesi non è così. “Un azzardo inutile – hanno scritto sulla lettera inviata a Patrizio Bianchi, la guida del gruppo di tecnici che stanno studiando i piani per riaprire le classi – Non è più importante salvaguardare la salute di tutti, anche degli studenti? Si stanno facendo esami universitari e lauree online. La didattica a distanza sta funzionando. Non si capisce perché non si possa fare anche il colloquio di Maturità con questa modalità. E poi c’è il problema dei trasporti“.

E anche difronte alla questione della romanticità dell’esame come rito di passaggio, i docenti dimostrano una volta in più di avere un cuore di pietra: “Capiamo la delusione dei ragazzi, ma la situazione che stiamo vivendo è ancora molto seria. La prospettiva più preoccupante è dover stare fermi in una stanza per 6-7 ore di fila, per tanti giorni ancora. Con la mascherina e i guanti e con il caldo che farà, senza poter usare ventilatori. E col pensiero che le persone intorno a te possano essere contagiose, anche se asintomatiche. Ma poi, come si fa a stare distanziati se devi chiedere qualcosa su un testo o far scrivere una dimostrazione? E’ proprio una scelta sbagliata“.

Battute a parte, le problematiche sollevate non sembrano affatto campate per aria. Se ne dovrà necessariamente tener conto al Miur quando sarà il momento (si spera a breve) di prendere una decisione definitiva. Intanto però non può che far sorridere l’immagine capovolta di schiere di ragazzi, esausti dopo mesi di reclusione, arrivati persino al punto di desiderare di tornare a farsi rinchiudere di nuovo dentro la scuola, pur di cambiare aria.

#FacceCaso

Di Tommaso Fefè

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