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Assistenti civici vs movida: occhio alle possibili reazioni dei giovany

Assistenti civici vs movida: occhio alle possibili reazioni dei giovany

L'ultima proposta per cercare di contenere la movida nelle città in questa fase 2 è quella degli "assistenti civici". Ma come reagirebbe la gente? Po

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L’ultima proposta per cercare di contenere la movida nelle città in questa fase 2 è quella degli “assistenti civici”. Ma come reagirebbe la gente?

Polizia locale, polizia di stato, carabinieri, guardia di finanza, Protezione Civile e chi più ne ha più ne metta. Ma per controllare gli assembramenti durante la movida non bastano. Serve una nuova forza speciale. Ecco i temibili assistenti civici. La nuova proposta della politica per porre un freno all’incontenibile voglia di aperitivo (o birretta) all’aperto che attanaglia lo stivale, da Enna a Cividale. L’idea è partita dall’Anci, l’associazione dei comuni italiani, in risposta agli eccessi visti nel fine settimana appena trascorso. Arruolare sessantamila volontari, dotarli di pettorina blu, come ha mostrato il ministro Boccia al TG1, e mandarli in giro ad intimare alle persone, con educazione e con il sorriso, di rispettare le distanze di sicurezza.

Soffermarsi su troppi dettagli ora non è importante. Pare che si voglia andare a pescare queste figure tra i percettori del reddito di cittadinanza. È da capire quale autorità potrebbero avere e da chi dovrebbero dipendere. Non dovrebbero fare multe, stando alle parole di Anna Ascani, viceministro dell’Istruzione. Ma tutto è ancora poco chiaro.

Le proposte al vaglio, sono molte. Almeno tante quante le critiche arrivate da tutte le correnti parlamentari. Lo stesso Ministero degli Interni si è fortemente discostato da una simile iniziativa. Sembra, insomma, uno dei tanti deliri a cui la politica nostrana ci ha abituato. E la domanda che sorge è: quali potrebbero essere le reazioni difronte a una persona, non si sa bene incaricata da chi e con quale potere, che chiede alla gente di distanziarsi per rispettare il metro di distanza?

Le possibili reazioni alle azioni degli assistenti civici

Il tutti contro tutti

L’assistente civico sbuca alle spalle di un gruppo di ragazzi visibilmente alticci. Lo spavento fa scivolare il bicchiere di mano a uno dei presenti. Gli schizzi della bevanda finiscono sulle scarpe nuove di quello che aveva difronte che d’istinto lo manda a quel paese. L’altro gli risponde. Si avvicinano un paio di altri individui con atteggiamento  decisamente aggressivo . Ne nasce un parapiglia generale con sganassoni a pioggia.

Risultato: Aggravio del lavoro al pronto soccorso con almeno 3 feriti gravi e 8 contusi. Un paio di scarpe da buttare. Nessun potenziale contagio da Covid-19 evitato, e il volontario che può aver avuto due possibili destini opposti. O è stato sufficientemente veloce da sparire dalla circolazione o lo si può andare a trovare nei laboratori della Polizia Scientifica mentre tentano, con difficoltà, di ricostruirne i connotati fisionomici.

Il bullismo

In mezzo ad una piazza gremita, l’assistente civico si impunta con un ammasso di persone abbarbicate sulle panchine o sui gradini di un monumento. Dopo un battibecco di qualche secondo a colpi di  “Ma chi sei? Ma che vuoi?“, ferito nell’orgoglio, il volontario si impunta e sfodera a memoria tutta la normativa, che lo incaricherebbe di star lì a far rispettare le regole. Ne segue qualche istante di sbigottimento. Tutta l’area circostante appare totalmente assorta in un silenzio spettrale, rotto all’improvviso da una fragorosa risata di uno a caso dei presenti. Tutti gli altri vanno a ruota e in pochi secondi l’individuo diventa lo zimbello della serata.

Risultato: anni di campagne contro il bullismo andate in fumo in pochi secondi.

La bevuta in compagnia

Sulla via più frequentata della città tra le 18 e le 20, tra tavolini arrivati anche dentro gli androni dei palazzi e passanti che vagano facendo lo slalom tra tendoni e ventilatori uno degli  assistenti civici decide di intervenire per chiedere di liberare la zona.

Si avvicina sorridente a un tavolo, ma le persone sedute gli dicono perentoriamente “no grazie, non ci servono né rose, né accendini“, prima ancora che lui possa aprir bocca. Intanto però con la coda dell’occhio al tavolo vicino ha notato una figura a lui nota. Un suo amico è seduto lì e sta sorseggiando uno spritz. Gli sguardi si incrociano. Il volontario allarga le braccia in segno di sconforto,  come a dire: “E no! anche tu ti ci metti?! Almeno da te mi  aspettavo un po’ più di coscienziosità“. Ma nella confusione l’altro fraintende il pensiero e si butta addosso all’amico abbracciandolo affettuosamente.

Che bello rivederti – gli grida all’orecchio – Come hai passato questa quarantena?

Bene.. cioè male,  ma…

Dai siediti e racconta“. E intanto ha già chiesto al cameriere di portare un’altra sedia.

Io veramente…” Prova ad abbozzare una spiegazione, ma è tutto inutile. L’amico lo introduce agli altri commensali, presentandolo come il più figo, il più forte, il meglio, uno spasso. “Ma quante ne abbiamo passate insieme da giovani?” E mentre sproloquia, inventando aneddoti gli ha offerto un paio di gin tonic.

Risultato: mentre il volontario torna a casa viene fermato dalla stradale e gli tolgono la patente per guida in stato di ebrezza. Gli fanno pure il tampone e lo scoprono positivo, ma asintomatico. Viene quindi segnalato alle autorità competenti  che ne dispongono l’isolamento immediato e ricostruiscono i suoi contatti nei giorni precedenti. L’episodio arriva qualcuno dei membri delle tante task force a cui finalmente si accende una lampadina.

Ma perché dobbiamo rischiare di mandare in giro della gente, in mezzo ad altra gente, per controllare che quella stessa gente non stia troppo in giro correndo dei rischi?

#FacceCaso

Di Tommaso Fefè

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