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Presidi contrariati. In coro (o quasi) protestano: “Così non riapriamo”

Presidi contrariati. In coro (o quasi) protestano: “Così non riapriamo”

Dal governo per la scuola risorse scarse, caos sugli adeguamenti e pochi insegnanti. E i presidi minacciano di non poter ripartire a settembre. Tanto

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Dal governo per la scuola risorse scarse, caos sugli adeguamenti e pochi insegnanti. E i presidi minacciano di non poter ripartire a settembre.

Tanto rumore per nulla. È ciò che si sono ritrovati sulle caselle e-mail i presidi di scuola italiani in queste ore. Dal Dipartimento delle risorse umane del Miur è arrivata la comunicazione sui finanziamenti in programma per la scuola nei prossimi mesi. 34 pagine per concedere appena 38mila euro a ogni istituto. Con allegato l’elenco delle cose da fare.

  • Acquistare il materiale per la sanificazione e i termoscanner
  • identificare aree verdi e attrezzarle
  • risistemare gli spazi esterni
  • smaltire i rifiuti
  • anche quelli speciali
  • far partire gli appalti per l’edilizia interna
  • cambiare gli arredi e acquistare o noleggiare tablet e hardware.

Facevano prima a dire “fate voi”. Almeno questo è il pensiero di molti dirigenti scolastici. “Ci chiedono di trovare da soli soluzioni che il ministero non ha“, sostengono. E a ben vedere la situazione non hanno tutti i torti.

Non una parola su come organizzare l’ormai noto distanziamento sociale. A meno di non buttare giù qualche parete e rendere gli istituti degli avveniristici open space, non è chiaro come si debbano ridistribuire gli spazi nelle classi che contano anche 30 studenti. Per i laboratori (beati i pochi che ce l’hanno a disposizione. E funzionante) vale lo stesso discorso. Si possono attivare convenzioni con università musei, teatri e cinema. Ma come? Con quali direttive? Anche questo non è dato saperlo. “Vorremmo indicazioni più precise e ragionevoli” è la voce comune che si alza. “Teatri e cinema non bastano e la didattica a distanza è la corazzata Potemkin della scuola italiana. Non so come ne verremo fuori.

A tutto questo va aggiunta la carenza di docenti. Perché, ammettendo di trovare soldi e spazi per farlo, una volta divisi gli alunni in più classi, si devono aumentare proporzionalmente i professori necessari. Escludendo l’ubiquità degli insegnanti, l’unica altra alternativa, altrimenti, è fare una turnazione anche notturna. “A queste condizioni – avvisano gli stessi presidi – non potremo organizzare la ripartenza. Il primo settembre, difficilmente potremo avviare i piani di recupero. Non ci saranno i docenti e servono più bidelli, altrimenti dovremo ridurre l’orario“.

#FacceCaso

Di Tommaso Fefè

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