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Scuola senza abbracci: parola ad una maestra elementare

Scuola senza abbracci: parola ad una maestra elementare

Dal 4 marzo abbiamo convissuto con una scuola senza abbracci. Prima tanta euforia, poi però quei banchi hanno iniziato a mancarci. E questa è la rubri

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Dal 4 marzo abbiamo convissuto con una scuola senza abbracci. Prima tanta euforia, poi però quei banchi hanno iniziato a mancarci. E questa è la rubrica giusta per questo momento.

Nuova rubrica tra le nostre pagine giovany! Vi parleremo di questa scuola senza abbracci, tra testimonianze e riflessioni, ecco come studenti e docenti hanno fotografato questo momento.

Volume 2

Il caldo romano comincia a farsi sentire, bermuda, maglietta e le scarpe più comode sulla soglia della porta pronte a cominciare questo viaggio tra le scuole della capitale.
Oggi incontrerò la maestra elementare Olga Leonardi, istituzione della Scuola Paritaria Virginia Centurione Bracelli.
Quando penso alle Paritarie mi viene spesso in mente una parola che mi ha sempre affascinato, RESILIENZA :capacità di affrontare e superare un evento traumatico. Molti pensano che queste siano le scuole per i ricchi ma nella maggior parte dei casi non è assolutamente vero. In piena pandemia hanno dovuto far fronte alla mancanza di entrate e alla necessità di garantire uno stipendio al proprio personale . Mi auguro che tutte queste strutture riescano a riaprire perché altrimenti dopo aver assistito a marzo al collasso del sistema sanitario c’è il grandissimo rischio di assistere a settembre al collasso del sistema scolastico.

Parola alla maestra

Olga nonostante i tanti anni di esperienza ha ancora gli occhi vivaci e pieni di entusiasmo di chi ama il suo mestiere. Maestra come ha vissuto il lockdown e come vede il futuro prossimo?
“Il 5 marzo ci siamo ritrovati all’improvviso in una nuova dimensione: a casa. Iniziava la Dad, un periodo pesante che speravamo durasse poco. Così non è stato. Non eravamo pronti, fatta accezione per alcune mosche bianche. Qui emerge la prima mancanza: molti insegnanti non erano preparati ad affrontare la Dad, me compresa. Personalmente mi sembrava di essere in un frullatore, con notizie contraddittorie che si rincorrevano, ma nulla di chiaro proveniva da chi avrebbe dovuto dare indicazioni certe: il ministro preposto a questo. Mi domandavo: “Perché se la situazione è così pesante, non siamo stati avvisati e preparati per tempo prima di chiudere? Ci saremmo, potuti organizzare meglio e, soprattutto, avremmo potuto preparare i nostri alunni. Appunto gli alunni. Come hanno reagito?
Quelli della mia classe hanno superato tutte le fasi, ma sono stati all’inizio annichiliti. Non li ho mai visti così pensierosi, titubanti nel fare domande, impauriti all’idea di non tornare a scuola. Per fortuna i bimbi hanno mille risorse e un po’ per volta sono riemersi i loro caratteri e la distanza è stata messa in un angolo. Un aspetto positivo c’è stato. Ho conosciuto i bambini in tutte le loro sfaccettature, quelle che non avrei potuto vedere sicuramente a scuola. Tutti sappiamo però che non è dimenticato, non basterà il colpo di spugna dell’estate per dimenticare, ci ritroveremo ad affrontare le paure a settembre. Mi sto chiedendo da alcuni giorni se riuscirò ad eliminarlo dalla mente dei bimbi. Certo spero che i 30 anni di lavoro siano di aiuto. Troveremo gli alunni sicuramente insicuri dal punto di vista didattico, ma non è quello che ci spaventa. Come aiutarli se non potranno tornare alla loro ” vita normale” a scuola? Non si potranno abbracciare e noi li potremmo rassicurare solo indossando le mascherine (?), non si potranno aiutare perché distanziati. E io penso a come potrò ovviare a tutto questo. Il ministro nel frattempo ha come massima priorità quella di procurarsi i banchi con le rotelle!!!!
Noi come faremo per 9 mesi a tenerli “segregati” anche in mensa e durante la ricreazione, in tutti quei momenti nei quali c’è un grande scambio di emozioni? Non ci sono risposte a queste domande per il momento. È tutto delegato alla professionalità dei Dirigenti e dei docenti. Chi come me ha tanti anni di esperienza troverà sicuramente la soluzione. Gli insegnanti che si affacciano adesso nella scuola avranno un compito più grande di loro da affrontare. Allora il ministro ha pensato di mandare in trincea supplenti non ancora laureati. Decisione molto discutibile. Speriamo che la nostra determinazione sia sufficiente. Altrimenti a farne le spese saranno i bambini.”

Commenti a “piè pagina”

La realtà, come ci ha descritto la maestra Olga, è piena di incertezza e il passato ci ha inevitabilmente segnati ma quale sarà invece il punto di vista dei bambini della primaria?
Molte sono le e-mail ricevute dai “piccoletti” e mi sono ritrovato nello scomodo compito di doverne scegliere una, non me ne vogliate, oltre a ringraziarvi per avermi dedicato del tempo vi ringrazio per le emozioni che mi avete regalato.
“Ciao Alessandro, sono Laura e il prossimo anno dovrò fare la quinta elementare. Sai che a me la scuola sul computer non è poi dispiaciuta tanto? I maestri non lo sanno ma a volte tenevo i pantaloni del pigiama e non dovevo più svegliarmi quando fuori era ancora buio. Certo i miei amichetti mi mancavano, così come mi mancavano i maestri ma finalmente ho passato tanto tempo con i miei genitori che  come me lavoravano da casa. Che bello poter pranzare tutti insieme e non andar sempre di fretta e poi la mamma mi ha insegnato a fare la pizza e dei buonissimi ciambelloni. A settembre sono sicura che si ricomincia, ho preparato già delle mascherine, vorrei essere la più bella! Certo stare su un banco singolo mi spaventa un po’, non potrò più copiare i compiti ma io e i miei compagni troveremo un modo per aiutarci. La mia scuola ha un cortile grandissimo e sono sicura che la ricreazione e il doposcuola saranno identici a prima, partite a palla prigioniera e figurine. Insomma se saremo bravi il virus scomparirà e andrà tutto bene”.

Venerdì prossimo incontreremo un prof. delle scuole medie, voi alunni continuate a scrivermi e a farmi conoscere i vostri pensieri su quello che abbiamo vissuto e su quello che vivremo. A presto…

#FacceCaso

Di Alessandro Radi

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