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Ragazzi, com’è andata a scuola?

Ragazzi, com’è andata a scuola?

Dopo aver ascoltato i professori, andiamo a sentire anche l'altra campana, quella degli studenti. Lo facciamo attraverso le parole di 4 ragazzi romani

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Dopo aver ascoltato i professori, andiamo a sentire anche l’altra campana, quella degli studenti. Lo facciamo attraverso le parole di 4 ragazzi romani.

Mentre Tommaso Fefè nel suo ultimo articolo ha raccolto le valutazioni dei docenti circa il rientro in classe, io ho deciso di spostarmi dall’altro lato della barricata per cercare di capire com’è stato il primo di giorno di scuola post-lockdown dei nostri amati studenti.

Così ho contattato 4 ragazzi di Roma (tra loro c’è anche un mio congiunto, vi sfido a capire chi è): Davide (V anno all’Istituto Tecnico “Galileo Galilei”), Marta (IV anno al Liceo Classico “Bertrand Russell”), Jacopo (I anno all’Istituto Tecnico “Galileo Galilei”) e Klarissa (V anno presso l’Istituto Tecnico Per Il Turismo “Livia Bottardi”). Ecco le loro impressioni a caldo.

Quali sono le principali sensazioni che hai provato nel tornare in classe dopo più di sei mesi?

Davide: Sinceramente non ci ho visto tutta questa differenza. Alla fine per me è come se la scuola fosse finita a giugno, anche se gli ultimi due mesi li abbiamo fatti a casa a distanza.

Marta: Sono molto contenta di essere tornata, perché finalmente ho potuto rivedere sia i compagni che gli insegnanti e perché preferisco fare lezione in presenza che non a distanza. Allo stesso tempo, però, è stato anche molto strano dover tenere la mascherina per più di un’ora, soprattutto per via del caldo.

Jacopo: La sensazione che ho provato è stata di felicità, perché è stato un po’ come tornare a 6 mesi fa. Allo stesso tempo, però, ho faticato ad accettare l’utilizzo delle mascherine anche al banco.

Klarissa: Stranezza, perché alla fine sì, siamo tornati, ma con modalità completamente diverse. Ma anche contentezza nel rivedere i miei vecchi compagni di classe.

Tra le varie novità, qual è stata quella che ti ha sconvolto di più?

Davide: Il non poter fare merenda e l’utilizzo della mascherina, dal momento che trovo snervante dover respirare per 3 o 4 ore di fila come se avessi un fazzoletto davanti la bocca.

Marta: L’assenza della ricreazione, il non potersi neanche alzare alla fine dell’ora e soprattutto quel distanziamento che c’è tra me e i miei compagni e che ci impedisce di scherzare e socializzare tra di noi.

Jacopo: In realtà la cosa che mi ha sconvolto di più è stata la differenza di organizzazione tra una scuola e l’altra. Alcuni istituti hanno provveduto immediatamente a rendere le classi a norma, altri invece non hanno cambiato nulla.

Klarissa: Sicuramente il non poter uscire a ricreazione e il dover restare per forza in classe, perché rimanere tutto il tempo in aula senza uscire neanche un attimo è abbastanza sconvolgente.

Insomma, sebbene i ragazzi siano tutto sommato contenti di essere tornati alla normalità, sembrano comunque soffrire le restrizioni anti-Covid. Non ci resta quindi che sperare che pian piano possano farci l’abitudine o che, ancora meglio, questo virus inizi ad essere un po’ più buono, permettendoci di tornare alla scuola che conosciamo e disprezziamo, ma che adesso ci manca proprio come l’aria.

#FacceCaso

Di Gabriele Scaglione

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