Tempo di lettura: 2 Minuti

Selfie? Per noi hanno un lato oscuro ben definito che si chiama “dismorfismo”

Selfie? Per noi hanno un lato oscuro ben definito che si chiama “dismorfismo”

L'ossessione per i selfie e la costate ricerca della propria immagine perfetta può scatenare nei giovani il disturbo di dismorfismo corporeo. The dar

Sfera Ebbasta, biglietti gratis per mamma e papà al concerto
Intervista a due giovani che sono partiti per un’esperienza di volontariato con Libera
Tra easyjoint e legalizzazione: cerchiamo di capire di più

L’ossessione per i selfie e la costate ricerca della propria immagine perfetta può scatenare nei giovani il disturbo di dismorfismo corporeo.

The dark side of the selfie. Parafrasando i Pink Floyd si può definire così la patologia che si scatena nei giovani costantemente impegnati ad auto fotografarsi. Si tratta del dismorfismo corporeo, un disturbo ossessivo-compulsivo (i cosiddetti “DOC”) che si manifesta attraverso l’eccessiva preoccupazione per un proprio difetto fisico. Vero o percepito che sia, è indifferente. Nella massima espressione dell’apparenza di se stessi, infatti, conta solo quello che i propri occhi effettivamente vedono. Perciò, dietro ai sorrisi impostati, alle pose plastiche e ai mille filtri usati da chi si scatta una foto, può in realtà celarsi un lato oscuro del proprio carattere. Fragile, al cospetto di una società che, giusto o meno, si basa sull’immagine.

Scatta da questo lato, che vengo meglio“. Chi pensa di avere un profilo più bello dell’altro lo dice spesso. Il corpo non è simmetrico in ogni dettaglio e così alcune caratteristiche ci piacciono di più sotto un’inquadratura piuttosto che un’altra. Poi la luce, lo sfondo, in verticale, no meglio in orizzontale, con o senza flash. E al ventiquattresimo tentativo, forse, ci si accontenta di come è venuta la foto. Ma non per tutti è solo banale narcisismo.

Secondo alcuni dati rilevati dalla Società Italiana di Medicina Estetica oltre il 40% dei giovani italiani tra i 18 e i 29 anni ha dichiarato che ricorrerebbe a interventi di chirurgia plastica per migliorare il proprio aspetto fisico. Nel Regno Unito il chirurgo estetico Tijion Esho ha raccontato ai media britannici che sempre più pazienti della stessa fascia d’età si rivolgono a lui perché vogliono arrivare ad assomigliare ad una propria foto manipolata dai filtri. Fenomeno preoccupante, che lo ha portato a coniare il termine “Snapchat dysmorphia”.

Questa ossessione dei giovani legata ai selfie è una condizione mentale grave. E anche molto più diffusa di quanto si creda. Gli studi si sono intensificati nell’ultimo decennio, ma sembra essere ancora troppo sottovalutata dall’opinione pubblica. Si manifesta principalmente negli adolescenti, in forme diverse tra maschi e femmine.

E voi? Quante volte vi riscattate una foto e quanti filtri usate prima di essere contenti di come siete venuti?

#FacceCaso

Di Tommaso Fefè

COMMENTS

WORDPRESS: 0
DISQUS: 0