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L’Erasmus e il suo nuovo “stop & go”: manco il Covid lo ferma

L’Erasmus e il suo nuovo “stop & go”: manco il Covid lo ferma

Con un rialzo maggiore dell’8,4% di richieste, specialmente nel Nord Italia, il programma Erasmus non si ferma e continua anche in periodo di Covid-19

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Con un rialzo maggiore dell’8,4% di richieste, specialmente nel Nord Italia, il programma Erasmus non si ferma e continua anche in periodo di Covid-19. Come? Ecco tutto quello che vi siete persi sulle nuove modalità.

La voglia di andare all’estero, in Erasmus, da parte dei giovani universitari si è contenuta, è vero, ma non si è di certo fermata. Al contrario, già all’inizio di questo anno accademico in Italia, secondo i dati dell’Istituto Inapp (Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche), si era rivelato un incremento di richieste maggiore del 5% rispetto all’anno precedente, risultando sorprendente vedere come “l’emergenza dovuta alla pandemia non abbia spento la voglia di nuove esperienze formative” secondo Sebastiano Fadda, Presidente dell’Inapp.

Fortunatamente continua a diffondersi questa voglia di andare avanti e di coltivare nuovi progetti di cooperazione, ma non per questo si è potuto evitare il confronto con le difficoltà che il virus ha recato con sé, tra studenti costretti a rimpatriare e altri rimasti bloccati per causa di forza maggiore durante la prima ondata del lockdown.

Ma qualcosa è cambiato

La grande assenza degli studenti americani, canadesi e sudamericani insieme all’orientamento principale verso le capitali europee, sono state le prime variazioni da mettere in atto con annessi tutti i distanziamenti sociali che (purtroppo) ben conosciamo.

Tuttavia, le modalità hanno subìto un particolare cambiamento, introducendo la cosiddetta modalità mista ai partecipanti. Indire – l’agenzia nazionale per il programma Erasmus – definisce questa formula come “blended mobility” spiegando come la prima parte del percorso di apprendimento e della didattica avvenga da remoto, per poi passare fisicamente alla seconda parte all’estero, obbligatoria per un periodo di almeno tre mesi, a seconda delle restrizioni burocratiche e (speriamo) momentanee.

E la borsa di studio? Nessun sussidio economico nella parte da remoto, se ne riparla nel secondo step del progetto.
Erasmus in vantaggio sul virus, e la partita continua.

#FacceCaso

Di Eleonora Santini

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