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Gian Marco Manzo, un libro e un’intervista esclusiva X FacceCaso

Gian Marco Manzo, un libro e un’intervista esclusiva X FacceCaso

Gian Marco Manzo lo scorso ottobre ha pubblicato un libro di poesie. Inevitabilmente è passato sotto la mia lente. Rima baciata per questa nostra inte

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Gian Marco Manzo lo scorso ottobre ha pubblicato un libro di poesie. Inevitabilmente è passato sotto la mia lente. Rima baciata per questa nostra intervista.

Gian Marco Manzo nasce il 29 aprile 1989 ad Avellino, città dove attualmente vive e lavora. Psicologo clinico, psicoterapeuta e arteterapeuta in formazione, fin dalla tenera età coltiva la passione per la lettura e per la scrittura. Ad ottobre 2020 pubblica il suo secondo libro:“Così fragile che ti si vede il cuore” edito da Poetica Edizioni, una raccolta di poesie e dialoghi che desidera ridare luce alla bellezza dei nostri difetti, alla meraviglia della sensibilità, all’importanza del dolore e a tutte quelle splendide sfumature di noi stessi che le persone non hanno cura di guardare, o che mettono negli occhi troppa paura.

E ti pare che non ci facevo quattro chiacchiere scusa?!

Ciao Gian Marco, benvenuto su FacceCaso! Inizierei forte, anche perché sono un grande fan della poesia: mi racconti da dove trai ispirazione?
Ciao a voi!
Inizi forte, sì! E questo non può che stimolarmi!
Ogni volta che mi dedicano questa domanda, la prima risposta che mi affiora al cuore è “dal non smettere mai d’innamorarmi di me e della vita”. E cioè dal riuscire a guardare ogni giorno un tramonto o le stelle con occhi nuovi. Dal perdermi e ritrovarmi nei particolari e nell’emozioni: quelli dello sguardo di una persona che mi passa accanto, di una scena che si svolge davanti ai miei occhi, di un panorama, di un film o una canzone, di una pagina di libro. Ho scritto poesie guardando una ragazza seduta ad ammirare il mare e immaginandone la storia, o vedendo un padre per strada che teneva per mano un figlio. Ho scritto poesie raccontandomi di nuovo il passato: amori andati, bellezza e sofferenza. O vivendo a fondo il presente mentre bruciavo di passione. E poi ho anche scritto poesie a me stesso, dedicandomi parole che avrei voluto ascoltare.
La cosa importante per me è non perdere mai quell’attimo d’ispirazione. Mi lancio spesso dal letto a notte fonda per prendere carta e penna, e se trovate un uomo fermo sulla piazzola di sosta di un’autostrada in preda ad un raptus di versi, beh, sono io.

Bruciapelo: un tuo difetto di cui paradossalmente vai fiero?
Sicuramente la testardaggine.
Quando mi metto in testa un obiettivo, non mi fermo finché non vado a fondo o affondo. Nel senso che, nel migliore dei casi, raggiungo la meta e ne sono felice. Nel peggiore, mi faccio male. Ma anche in quel caso poi sono felice, perché ho imparato qualcosa.

I Giovany sono sempre sui social, nascondendo lati di loro cui non sono legati. Credi che gli stessi social abbiano amplificato le paure e l’eccessiva autocritica dei ragazzi?
Penso proprio di si.
I social sono un palcoscenico sul quale abbiamo la possibilità di mostrarci, ma anche di essere soggetti a critiche e giudizi, e sono tante le persone che non vedono l’ora di giudicare la vita degli altri per non guardare la propria. Inoltre sono vetrine montate su standard di bellezza estetica e comportamentale, ed un giovane che non ha ancora un’identità definita ed un’autostima ben salda rischia di sentirsi sbagliato nel momento in cui si discosta da certe “normalità”.

Essendo su FacceCaso, patria degli studenti, non puoi non raccontarci il tuo percorso scolastico universitario!
Certo!
Ho frequentato il liceo classico, con pessimi risultati, aggiungerei. E di questo un po’ me ne pento perché avrei potuto sfruttare meglio l’occasione di approfondire tante conoscenze. Ma a quei tempi ero nel periodo ribelle, che in realtà non è mai finito, ma almeno col tempo ho imparato a canalizzare quell’energia in maniera utile per me. Fortunatamente in seguito ho recuperato all’università e attraverso la passione per la lettura. Mi sono laureato alla magistrale di Psicologia Clinica e ora sto frequentando il secondo anno di specializzazione in psicoterapia sistemica-relazionale. E divoro più libri che pizze.

Tornando al libro, la diversità è un tema molto caldo in questo periodo e complesso sotto tanti aspetti. Credi che i nostri difetti, quelli che ci rendono diversi, sono rispettati dalle persone che abbiamo davanti?
Purtroppo spesso no, e torniamo ancora al discorso su quegli standard di cui siamo saturi.
Ciò che ognuno di noi dovrebbe capire è che quelli che definiamo col termine “difetti” (che siano estetici o non) o semplicemente quella che chiamiamo “diversità” (di razza, genere, orientamento sessuale, religione, ecc) non sono altro che particolari che si allontanano dalla nostra “normalità”, ovvero che non siamo abituati a vedere, toccare o vivere ogni giorno. E questo istintivamente fa paura, perché se una cosa non la si conosce non sai nemmeno cosa aspettarti. Ma non dimentichiamoci che non siamo rettili dotati soltanto d’istinto, siamo esseri umani con la facoltà di scegliere e approfondire ciò che incontriamo nella nostra vita.
La curiosità. Per me, la cura a questi mali è la curiosità.

Bellissima chiacchierata, grazie Gian Marco! Non puoi lasciarci senza uno spoiler sui tuoi programmi futuri!
I miei programmi futuri sono tanti e col tempo sono certo ne nasceranno molti altri. Sono allergico alla noia!
In ogni caso, ho da poco finito il mio primo romanzo con l’intenzione di pubblicarlo il prossimo anno. In più è da qualche settimana che sul mio Instagram sto raccogliendo fotografie dai profili delle persone dedicando loro una poesia e vorrei, raggiunto un buon numero di scritti ed immagini, pubblicare in futuro un libro illustrato. Anzi, colgo l’occasione per invitare la gente ad inviarmi foto artistiche che li ritraggono.
E poi ho sempre in programma d’innamorarmi ancora! Di me, della vita e degli altri!
Grazie mille a voi! È stato un grandissimo piacere!

#FacceCaso

Di _Riccardo Zianna_

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