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Camici grigi e proteste in tutta Italia con tanti giovani, #FacciamociCaso

Camici grigi e proteste in tutta Italia con tanti giovani, #FacciamociCaso

Vengono chiamati camici grigi, ed è proprio quello di cui questi ragazzi volenterosi non avevano bisogno durante una pandemia. Alzi la mano chi non h

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Vengono chiamati camici grigi, ed è proprio quello di cui questi ragazzi volenterosi non avevano bisogno durante una pandemia.

Alzi la mano chi non ha risposto ad un “frequento la facoltà di medicina” con un “mi dispiace” o “complimenti”: ecco, questo è il destino di quei pochi che, dopo anni e anni di studio per superare i test d’ingresso, spesso pagando anche delle cifre particolarmente elevate per i corsi di preparazione, si sentono dire. Ma oggi parliamo di camici grigi. E non è il top.

A settembre, i neolaureati in medicina hanno effettuato un frustrante test per la specializzazione, che li collocherà in un determinato settore, spesso non a loro scelta ma perché capitano lì.

Così, ad ottobre, sarebbe dovuta uscire la graduatoria finale in modo da cominciare ad organizzarsi, invece siamo a Natale ed ancora non si sa nulla.

Il MIUR ha sospeso il tutto in data da destinarsi, e questi poveri neomedici, dopo anni e anni di farsi il culo (scusando il termine, ma sembra sia il più appropriato), si trovano nel famosissimo limbo dantesco dei camici grigi.

Le manifestazioni in tutta Italia, però, non sembrano avere i loro frutti, ed ancora sentiamo le parole e gli appelli di varie entità sul: “C’è bisogno di medici, non abbiamo dottori, molti si ammalano e manca il personale”, quando, in realtà i dottori ci sarebbero ed anche molti! Eppure, rallentando i corsi di specializzazione, a maggior ragione, si tende ad aggravare l’emergenza pandemica con un’assenza di personale capace di curarci.

Anche per questo, spesso, molti neomedici tendono a seguire un corso di lingua durante il percorso universitario, in modo da poter fare la specializzazione all’estero.

E ne ho avuto personalmente le prove!

Qualche anno fa, durante un viaggio in Francia, con alcuni miei compagni del liceo, in una boulangerie abbiamo incontrato un medico italiano che si era trasferito da poco in quella piccola cittadina, dopo essersi specializzato, ed aveva cominciato a lavorare direttamente lì con uno stipendio nettamente più alto di quello offerto in Italia.

Stiamo parlando di circa due anni fa, quando dell’emergenza pandemica non c’era neanche l’ombra, è infatti risaputo che in Italia il sistema sanitario è sempre stato carente.

Fuga di cervelli? Io direi più una fuga di camici, e chissà; magari questi neomedici del 2020 potranno trovare la propria futura specializzazione sotto l’albero di Natale… in verità ci auguriamo al più presto.

#FacceCaso

Di Alessia Sarrica

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