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Lyre ha pubblicato il suo nuovo singolo e io ci ho fatto quattro chiacchiere

Lyre ha pubblicato il suo nuovo singolo e io ci ho fatto quattro chiacchiere

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Lyre, artista milanese, al secolo Serena Brindisi. Lyre ha pubblicato di recente il suo primo singolo uffici

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Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Lyre, artista milanese, al secolo Serena Brindisi. Lyre ha pubblicato di recente il suo primo singolo ufficiale dal titolo Broken Flowers, un mondo ossessivo e oscuro che preannuncia l’uscita del suo primo EP a gennaio. Ecco cosa ci ha raccontato.

Broken Flowers è di fatto il tuo primo singolo ufficiale, ma chi era Lyre prima? Quali sono insomma le altre vite di Serena Brindisi?
Diciamo che l’altra mia vita principale è stata la vita di un’attrice di teatro senza fissa dimora. Mi sono formata subito dopo il liceo, prima a Cesena con la compagnia del teatro Valdoca per un anno circa, e poi alla Paolo Grassi di Milano e ho lavorato a teatro, con svariate compagnie sparse per l’Italia dai miei 18 anni fino ai 30, poi c’è stata una pausa, mi sono trasferita in Inghilterra e poi in Scozia, ho riiniziato a studiare, ho fatto per i primi anni la modella d’arte, e poi la cuoca di torte e quiches, mentre intanto seguivo l’università di musica pop..Probabilmente il teatro ritornerà comunque, il lavoro del performer, che sia attraverso la musica o attraverso la recitazione, rimane identico alla radice.

E in definitiva, di cosa parla Broken Flowers?
Broken Flowers parla di un rito di passaggio fondamentale, di una rinascita attraverso l’esperienza dell’innamoramento, o meglio, di un desiderio cosi violento e nuovo che fa crollare il proprio mondo e la propria concezione di sé. Come quello dei primi veri amori o le prime rivelazioni..
Per me è stato il desiderio e l’ossessione verso certe bellezze femminili un po’ spietate e potentissime. Fragilissime e fortissime allo stesso tempo.
Racconta del loro rifiuto, di uno sguardo che seduce, poi pietrifica e infine manda in mille pezzi.
Dell’impossibilità di fermarsi, dell’impossibilità di fermare questa ricerca in quanto quell’istante in cui la bellezza si svela tutta nel suo contrasto, la vertigine di quella rivelazione, è l’unica cosa che da un senso al proprio vissuto.

Come nasce un brano di Lyre?
Dipende, spesso però vengo catturata da un giro di accordi, da un particolare suono o dalla texture di un suono che trovo mentre sperimento, che mi evoca qualcosa di importante , che mi fa sentire l’urgenza di continuare a indagare..come se mi dicesse “ se percorri questa strada potrai trovare qualcosa di prezioso, fare un’esperienza di cui hai bisogno” altre volte vengo colpita da mondi sonori di altri artisti, che smuovono qualcosa in me e che mi portano a voler indagare più a fondo strade vicine alle loro, per poter definire meglio la mia. Ad esso ad esempio sono ossessionata da certi suoni percussivi metallici, da quando ho ascoltato l’ultimo album di Woodkid..Altre volte ho un testo già scritto e parto da li. Cerco il il suo giusto mondo sonoro. Le atmosfere per me sono tutto.

Come suonerà il tuo primo disco? E quando potremo ascoltarlo?
Il mio primo Ep Queer Beauties, uscirà il 22 Gennaio , sempre per Pitch The Noise Records e includerà ovviamente Broken Flowers. Ogni traccia ha un suo mondo ben definito, ma siamo partiti sempre da ritmiche ossessive, zoppe, nel senso, spesso con accenti upbeat o poliritmi, taglienti che potessero contrapporsi in modo prepotente su melodie delicate in armonie sospese sostenute da synth molto dilatati. Un mondo in cui a un bombardamento violento e costante sotterraneo, si schierasse una voce fragile, intima e disarmata, come per Dorothy, o , come per Broken Flowers, una voce scura e irriverente, severa e tagliente, che imponendosi, portasse avanti il proprio universo ossessivo (anche a livello di mix) come sacerdotessa spietata di un rito antico, necessario.

Continua ancora la tua collaborazione con Giuliano Pascoe?
Certamente. Sto scrivendo e studiando molto in questo periodo, a livello di produzione musicale, quindi vorrei spingermi un pò oltre e co-produrre insieme a lui il mio prossimo lavoro. Ho sempre più chiare le strade che vorrò indagare e sono curiosissima di vedere cosa potrà nascere.

È vero che all’estero è più facile sperimentare musicalmente?
Dipende da dove ti trovi. Io ho vissuto in Scozia e un pochino in Inghilterra. La differenza può essere estrema anche solo tra città. Ad esmpio già solo Glasgow ed Edimburgosono universi diversissimi tra loro. Io ho collaborato principalmente con musicisti di Glasgow, perchè Edimburgo era il regno del folk e mi era difficile trovare persone affini al mio tipo di ricerca. Non è , comunque , più facile sperimentare, E’ più facile essere ascoltati se si fa musica sperimentale, che in Italia. Anzi, è più facile essere ascoltati ,in generale. Non esiste il divismo che c’è in Italia ne il bisogno di inneggiare tutti insieme verso ciò che è riconosciuto e riconoscibile, etichettabile, sicuro. In italia è più importante la narrazione imposta dall’alto che si fa di un’artista, che la musica di un’artista. Io non capisco proprio perchè in Italia la legge delle mode, del riconoscibile, dell’etichettabile sia cosi micidiale. Le grandi radio sono micidiali, il bombardamento di canzoni tutte uguali, senza sosta..io non ero più abituata.
Infatti rimasi sconvolta, in Scozia, dalla bellezza della musica che trovavo nei coffee shops, ad esempio., abituata all’orrore delle radio sempre a mille, nei bar medi italiani. Per non parlare della legge del dover scrivere in Italiano a tutti i costi, troncando totalmente un altro mercato possibile, più internazionale. È un gran peccato perchè ci sono potenzialità enormi e artisti incredibili (ogni giorno ne conosco qualcuno nuovo)che rimangono ingiustamente nell’ombra dentro questo sistema perverso e molto fascista in un certo senso.

Prossimi step del progetto?
A Gennaio, insieme all’uscita dell’ep, mi concentrerò sul live. Stiamo organizzando infatti un piccolo live streaming nello studio di Pitch The Noise, per presentare l’ep. Dobbiamo ancora definire le date, ma si realizzerà senz’altro.

#FacceCaso

Di Giorgia Groccia

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