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Studiare in gruppo è un metodo efficace? O è meglio da soli?

Studiare in gruppo è un metodo efficace? O è meglio da soli?

Ogni studente ha il proprio metodo di studio ma quasi tutti si ritrovano davanti un dilemma: è meglio studiare in gruppo o individualmente? Metodo di

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Ogni studente ha il proprio metodo di studio ma quasi tutti si ritrovano davanti un dilemma: è meglio studiare in gruppo o individualmente?

Metodo di studio: un insieme di parole che ogni studente ha dovuto affrontare almeno una volta nella propria vita, con un brivido alla pelle, ma mentre alcuni sono riusciti a trovare il proprio, grazie a delle buone basi nelle varie scuole, altri ancora si domandano se esista veramente. E nella ricerca di questo Graal, si ripete un mantra:
Studiare in gruppo o non studiare in gruppo? É questo il problema, e che problema

In modo particolare, quando si parla di esami o interrogazioni orali, coloro i quali magari hanno sempre fatto compiti scritti o hanno sempre lavorato nel silenzio più assoluto dei propri pensieri, potrebbero trovarsi abbastanza in difficoltà.

E cosa c’è di meglio se non studiare in gruppo per migliorare la propria eloquenza?

Difatti, qui sorge il primo problema: cosa significa realmente studiare in compagnia?
Vi è una linea sottile che separa uno studio piacevole da un leggero desiderio di volatilizzarsi.

Tendenzialmente si tende a confondere lo studiare in compagnia, che presupporrebbe un confronto ed un alternarsi di domande e spiegazione, ad una serie di domanda-risposta unidirezionale, accompagnata da una fetta di frasi motivazionali per l’amico da aiutare che non vuol far nulla.

Così facendo, si ha il classico esempio di come uno studio collettivo possa trasformarsi in una sorta di “doposcuola”, risultando, soprattutto se prolungato, estremamente pesante per il soggetto che sta “aiutando”, soprattutto se non c’è collaborazione da parte dello studente in difficoltà e si tende a ripetere sempre la stessa situazione.

Come si dice al sud: Aiutati, che Dio ti aiuta.

Eppure, l’insistenza del dover per forza dipendere dagli altri per studiare, che sia per scarsa volontà o altro, dovrebbe lasciar riflettere lo studente in crisi.

Non sarebbe forse più utile cercare di capire prima di tutto cosa blocchi la volontà e successivamente cercare di comprendere un metodo attraverso un aiuto esterno? E no, un “non lo so fare” rassegnato non aiuta.

Bisogna anche riflettere sul fatto che non vi sarà sempre qualcuno disposto ad aiutare, e la motivazione o la volontà non si trovano al di fuori di sé stessi.

Piuttosto, ci si può esercitare anche da soli auto-ascoltandosi, attraverso registrazioni della propria voce, l’auto-taping, o ancora il porsi davanti uno specchio ed osservarsi cercando di fare molta attenzione alla propria esposizione serve proprio a migliorarsi.

#FacceCaso

Di Alessia Sarrica

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