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Giornata internazionale dei diritti delle donne: perché la chiamiamo Festa?

Giornata internazionale dei diritti delle donne: perché la chiamiamo Festa?

Ogni 8 Marzo ricorre la Giornata internazionale dei diritti delle donne, ma perché non siamo stati abituati a chiamarla così? In Italia, soltanto nel

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Ogni 8 Marzo ricorre la Giornata internazionale dei diritti delle donne, ma perché non siamo stati abituati a chiamarla così?

In Italia, soltanto nel 1922 è stata istituita la Giornata internazionale dei diritti delle donne, ribattezzata come “Festa della Donna” nel parlato comune e non solo… Ma perché la si chiama così?

Come ogni paese di matrice patriarcale che si rispetti, spesso si tende a sminuire e strumentalizzare tutte quelle azioni che vengono fatte dal genere femminile, ma perché si arriva a tanto?

Ricordiamo sempre che un’idea non nasce dal nulla, ma risulta più radicata e complessa da estirpare se questa è stata legittimata dalla legge precedentemente, basti pensare che fino a 64 anni fa era in vigore lo Ius Corrigendi, ovvero una legge secondo cui era giusto battere una donna a fine punitivo, ciò lascia spazio alla riflessione del perché si abbia ancora un’ideale di possessività nei confronti del genere femminile.

Per cui, la legge ha sempre legittimato la diseguaglianza sessuale fino all’avvento del femminismo, da cui si è cominciato a combattere per i diritti, quei diritti che in questa giornata andrebbero ricordati.

Per cui, denominarla Festa della Donna non è altro che una minimizzazione di una giornata della memoria; d’altronde non credo che nessuno si permetterebbe mai il 27 Gennaio (Giorno della memoria) di andare a fare gli auguri ad un ebreo… Secondo lo stesso principio, perché farli oggi ad una donna?

Si parla ancora di gender gap, ampliatosi con il Covid, ma bisogna ricordare che nessuna crisi lascia emergere nuovi problemi, piuttosto lascia che insorgano in maniera esponenziale problemi già presenti.

L’esempio più eclatante è come in Italia non si riesca a gestire la pandemia, mentre in Cina abbiano già risolto il problema da un po’ o, per lo meno, i focolai risultano minimi e stroncati sul nascere.

In un senso più ampio, fare gli auguri durante questa giornata è come augurare “buona fortuna per la vita che dovrai affrontare in quanto donna”, un po’ come dare per scontato che una donna avrà più difficoltà a causa della propria identità di genere e/o sesso biologico.

Il fatto che si debbano ancora vivere degli episodi di discriminazione a causa dell’identità nel 2021 dovrebbe far riflettere, ed il fatto che si facciano gli auguri, lascia pensare quanta consapevolezza ci sia sull’esistenza di una discriminazione sessuale e quanto non si lotti per abbatterla, ma ci si limiti ad una mimosa e ad un augurio.

#FacceCaso

Di Alessia Sarrica

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