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Sarah Everard potevo essere io e non riesco a smettere di pensarci

Sarah Everard potevo essere io e non riesco a smettere di pensarci

Ecco la storia di cui stiamo sentendo parlare in questi giorni, che ha dato avvio a veglie e proteste in tutta l’Inghilterra e a violente repressioni

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Ecco la storia di cui stiamo sentendo parlare in questi giorni, che ha dato avvio a veglie e proteste in tutta l’Inghilterra e a violente repressioni da parte della Polizia: la storia di Sarah Everard.

Sarah Everard era una ragazza inglese, aveva 33 anni ed è stata rapita e uccisa il 3 marzo mentre tornava da sola a casa, nel Kent. Sarah stava seguendo tutti gli accorgimenti che una ragazza è costretta (purtroppo) ad osservare quando cammina da sola per strada di notte. Sarah Everard potevo esser io, e non riesco a smettere di pensarci.

Camminava in una strada ben illuminata, era al telefono col suo ragazzo ed era completamente vestita e coperta. Eppure non è bastato. Il responsabile per la sua morte sembra essere Wayne Couzens, un agente della polizia che aveva appena finito il suo turno di sorveglianza di fronte all’ambasciata USA a Londra.

Sarah Everard potevo essere io, e non riesco a smettere di pensarci.

Per questo ho iniziato a leggere decine di articoli e a seguire con interesse tutti movimenti di protesta che sono nati per chiedere giustizia dopo la sua morte. Sabato scorso moltissimi manifestanti si sono riuniti a Clapham Common, vicino al luogo dove Sarah era stata vista l’ultima volta, per chiedere più sicurezza per le donne per strada. La polizia è intervenuta reprimendo con forza la portesta, spintonando e buttando a terra le partecipanti, proprio quelle che lottavano per quel motivo.

Sarah Everard potevo essere io e non riesco a smettere di pensarci.

Molti propongono come soluzione quella di rafforzare il controllo della sicurezza sul territorio, ma siamo proprio sicuri sia la soluzione giusta? L’autore della violenza sembra proprio essere uno di coloro che dovrebbero garantire assistenza e sicurezza nelle strade. Siamo sicuri che sia questo il modo giusto di affrontare un problema così radicato a livello sistemico nelle nostre società? Non sarebbe meglio lavorare, invece che con logiche securitarie, proponendo di aumentare la presenza della polizia nello spazio pubblico, attraverso soluzioni che coinvolgano la comunità. Occuparsi della violenza di genere come strutturale e sistemica, radicata nella società. Ad esempio educare i bambini fin da piccoli ad evitare atteggiamenti violenti e discriminatori, sia fisici che verbali.

La risposta della polizia, che ha incarcerato, picchiato e malmenato molte manifestanti è stata che la manifestazione non era autorizzata a causa dell’epidemia da coronavirus e avrebbe accresciuto le probabilità di diffusione del contagio dei partecipanti. Comunque la reazione delle autorità è stata sproporzionata, considerando anche il fatto che la polizia si era rifiutata di collaborare con gli organizzatori della manifestazione.

È nato il movimento “Reclaim These Streets” (“Rivendichiamo queste Strade”) e molte personalità, dal leader laburista Keir Starmer al ministro degli interni Patel hanno denunciato l’accaduto. Persino il sindaco di Londra ha dichiarato che la reazione della polizia è stata sproporzionata.

Sarah potevo essere io, che cammino al telefono e con le chiavi in mano come mi hanno insegnato i miei genitori e amici fin da quando sono piccola. Che sono pronta ad urlare fortissimo nel caso qualcuno mi afferrasse. Che scrivo ai miei amici appena arrivo.

Se non possiamo neanche fidarci di chi la sicurezza per le strade ha il compito di mantenerla e non possiamo neanche protestare pacificamente per tentare di proporre soluzioni alternative al problema, allora siamo davvero lontani dalla risoluzione della questione.

#FacceCaso

Di Beatrice Offidani

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