Tempo di lettura: 1 Minuti

Mozart non sarà cancellato dai programmi dell’Università di Oxford, ecco la bufala

Mozart non sarà cancellato dai programmi dell’Università di Oxford, ecco la bufala

Secondo una fake news che circolava online, l’Università di Oxford avrebbe voluto cancellare Mozart dai programmi della propria Facoltà di Musica. Tu

“L’università non è per tutti”, e in Brasile scoppia un caso
Le scuole sostenibili esistono? Pare proprio di sì, scopri dove!
Ah ma quindi a scuola ci torniamo l’11? Annamo bene…

Secondo una fake news che circolava online, l’Università di Oxford avrebbe voluto cancellare Mozart dai programmi della propria Facoltà di Musica.

Tutto è partito da un articolo del Telegraph, un giornale britannico, che poi è stato ripreso da varie testate nazionali. Nell’articolo si citavano dichiarazioni rilasciate da vari professori dell’Università di Oxford, interpretate erroneamente come dichiarazioni ufficiali dell’Ateneo, che affermavano che Mozart sarebbe stato rimosso dai programmi perché il piano di è ad oggi troppo incentrato sulla musica bianca europea del periodo dello schiavismo.

La verità è che l’Università vorrebbe solamente rendere i propri programmi di storia della musica più inclusivi, allargandoli per esempio a compositori diversi da quelli classici, in modo da renderlo più attento anche alle influenze che arrivano da produzioni che non siano solamente quella europea o occidentale (come, ad esempio, la musica africana o asiatica).

La proposta era semplicemente di ampliare i programmi, nessuno ha mai pensato di eliminare o sostituire Mozart etichettandolo come “razzista” o “colonialista”, perché bianco e occidentale vissuto nell’700. L’Università ha quindi smentito che si volesse eliminare dai propri programmi la musica dei grandi compositori della storia europea, a favore di quella cultura e arte che non è bianca.

Il discorso è quindi molto più ampio di così, si inserisce all’interno di una rinnovata sensibilità a determinati ambiti di discussione, in cui si propone di adattare i corsi universitari in modo che prendano atto delle rinnovate sensibilità sulla cultura e l’arte non occidentale e non bianca.

Questo caso di equivoco non è isolato, ma si va ad inserire all’interno di un contesto più ampio, quello del discorso sul politicamente corretto e sulla cosiddetta “cancel culture”. Moltissimi hanno gridato allo scandalo e la vicenda è stata raccontata con toni molto più politici e divisivi. Si pensava che l’Ateneo volesse veramente eliminare Mozart proprio perché bianco, occidentale e quindi non adatto alle nuove sensibilità.

Insomma il dibattito è stato raccontato sottolineando, in maniera naturalmente errata, che i professori che volevano mantenere lo studio di Mozart siano razzisti rispetto a coloro che invece vorrebbero introdurre insegnamenti che non facciano sentire offesi gli studenti provenienti da altre etnie. Dal racconto fatto nell’articolo del Telegraph, risultavano quindi due schieramenti polarizzati: quelli che a favore di mantenere l’insegnamento di Mozart (etichettati come razzisti) e coloro che invece volevano un programma più inclusivo e attento alle sensibilità (accusati ci essere a favore della cosiddetta “cancel culture”).

La cancel culture è quella tendenza ad escludere e smettere di dare supporto ad una determinata persona sia sui social che dal vivo. L’espressione ha perlopiù connotati negativi e viene comunemente usata nei dibattiti sulla libertà d’espressione come tendenza estremizzante del politically correct. Spesso si usa riferendosi a personaggi pubblici o famosi, dopo che hanno detto o fatto qualcosa che viene considerato come discutibile o offensivo nei confronti di una determinata etnia, genere o gruppo sociale.

#FacceCaso

Di Beatrice Offidani

COMMENTS

WORDPRESS: 0
DISQUS: 0