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Schwa: il simbolo fonetico “ə” sulla bocca di tutti, ma che non si pronuncia

Schwa: il simbolo fonetico “ə” sulla bocca di tutti, ma che non si pronuncia

Il linguaggio inclusivo adotta una nuova frontiera creativa per sostituire le desinenze plurali maschili universali: lo Schwa (ə). Oggetto di discuss

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Il linguaggio inclusivo adotta una nuova frontiera creativa per sostituire le desinenze plurali maschili universali: lo Schwa (ə).

Oggetto di discussioni controverse, lo Schwa piano piano diventa sempre più il paladino dell’inclusività, in particolar modo del linguaggio scritto, in cui lo scopo è proprio sostituire le desinenza vocaliche plurali maschili universali con ə.

Ma cos’è effettivamente ə?
In italiano è detto scevà, ma principalmente si usa la nominazione tedesca Schwa che, a sua volta, proviene dall’ebraico shĕwā, traducibile come “insignificante”.

Difatti, è un simbolo fonetico che si trova esattamente a metà tra tutte le pronunciazioni vocaliche nella piramide fonetica o nell’AFI (Alfabeto Fonetico Internazionale) ed è molto presente nella lingua inglese: si parla proprio di un mélange tra le vocali a ed e, che si neutralizzano completamente a vicenda.

Basti pensare a parole come “about”, in cui la a iniziale viene indicata foneticamente come ə, e questo tende a spiegare proprio perché la lingua inglese, ascoltata da uno straniero, risulti un suono unico; tutto grazie alla presenza continua dello Schwa.

Inoltre, vi è già un comune nel modenese, Castelfranco Emilia, che ha introdotto questo linguaggio più inclusivo con il simbolo ə…

Ma perché si è scelto, in generale, di utilizzare proprio questo simbolo?
Rispetto ai fastidiosissimi asterischi o chiocciole, i quali tendono ad essere inclusivi nell’identità di genere, ma non nei confronti dei non vedenti, per i quali la dettatura dei testi risulta molto confusionaria a causa della presenza di questi elementi, ə sembra il connubio perfetto tra l’utile e il dilettevole.

L’unica domanda, che può sorgere spontanea, è se questo potrebbe influenzare negativamente la fluidità della lettura; ebbene, ancora non si ha una risposta, ma si parla sempre di linguaggio scritto poiché, nel parlato al momento, sarebbe troppo complesso da introdurre.

Sia per una questione di cacofonia, sia per una fonetica che nella nostra lingua non prevede un mescolarsi di vocali, come ad esempio i dittonghi, l’inclusività nel linguaggio orale deve ancora trovare una via d’uscita che possa convergere le esigenze di tutti.

#FacceCaso

Di Alessia Sarrica

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