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FacceSapè: ecco la nostra intervista per il nuovo singolo di Tonyno

FacceSapè: ecco la nostra intervista per il nuovo singolo di Tonyno

Nuovo appuntamento con le nostre interviste musicali: oggi è Tonyno a passare sotto le grinfie di Giorgia per parlare del suo nuovo singolo “Certe ser

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Nuovo appuntamento con le nostre interviste musicali: oggi è Tonyno a passare sotto le grinfie di Giorgia per parlare del suo nuovo singolo “Certe sere”.

In occasione dell’uscita del suo ultimo singolo per Dischi Rurali, “Certe sere”, abbiamo messo a nudo Tonyno. E lui, c’è da ammetterlo, si è spogliato più che volentieri! Ecco il risultato del nostro “faccia a faccia”, solo per FacceCaso.

Tonyno, la cosa più imbarazzante che hai fatto da ubriaco. Vogliamo i dettagli più esilaranti.
Allora, ero a Lignano Sabbiadoro con degli amici e ridevamo del fatto che dodici Pina Colada a testa fossero, in fondo, solo dodici succhi di frutta. Questo fin quando eravamo seduti, una volta in piedi però cominciavamo a planare. E niente, ho beccato Vincenzo Iaquinta con moglie e figli, sedendomi a fianco a lui mi son fatto sopraffare da quell’indole ultrà: dovevo per forza ricordargli che la Juve aveva preso tre pappine dal Napoli, lui già lo sapeva , ma io gliel’ho ricordato più volte per evitare che lo dimenticasse in futuro. Subito dopo ci dirigemmo in un sudicio bar frequentato da signore attempate e baffute di Afragola, e c’era un posteggiatore spagnolo che suonava “Bambolero” e tutta la discografia dei Gipsy Kings. Stanco di ballare appiccicato ad una signora brizzolata che si era palesemente innamorata di me, ho deciso di molestare il posteggiatore perché volevo suonare io; lui diffidava nelle mie doti artistiche. Io, astuto come una volpe, approfittando del parterre partenopeo gli ho sparato un Pino Daniele di primo acchitto e un “O Sole mio”. Standing ovation, gente commossa e incredula di così tanto talento in un solo corpo. Una volta a casa, l’amica da cui dormivamo per sicurezza ha messo una bacinella tra me e il mio amico Herman (così lo sputtano, che è contento); lui dormiva per terra con i piedi fuori il balcone. Al risveglio la bacinella era piena e uno dei due, senza fare nomi, aveva la fronte sanguinante, non si sa ancora il motivo. La storia non finisce qui: il giorno dopo c’era Italia-Spagna erano gli europei ,segnò Di Natale (volete i dettagli!) e chiedemmo alla nostra amica, che viveva lì, di portarci in un bar a vedere la partita. Andammo in un bel posto tutto organizzato, con i gratta e vinci e cose così e alla cassa mentre ordinavo il solito camparino d’ordinanza la cassiera esclamò “Guardalo oggi tutto dritto con gli occhiali scuri!” mi girai guardando il mio compagno e dissi “Mah!”. Poi arrivò la cameriera e mi diede una pacca sulle chiappe, dicendomi “ahah finalmente te lo sei coperto, ieri sono stato tutta la serata ad alzarti il pantalone”. E così capii che quel bar del giorno prima non era sudicio come me lo ricordavo e forse quella gente non era proprio di Afragola. Poi una volta ho preso una sconosciuta per strada e l’ho presentata a mia madre come la mia fidanzata ma questa è un’altra storia.

“Certe sere” sveglia la scena a colpi di schiaffi e di R&B, in linea con quelli che erano i presupposti degli ultimi due singoli pubblicati al fianco di Dischi Rurali. Ci racconti come nasce un tuo brano? Dietro sembra esserci un grande team…
Le canzoni solitamente le scrivo chitarra e voce, prima componendo una linea melodica e poi il testo. Con “ Certe sere”,invece, sono partito da un’idea, volevo raccontare un certo tipo di esperienze vissute e gli ho cucito intorno una canzone. Comunque una volta scritte mi creo un immaginario in testa, le faccio ascoltare al mio amico e producer Gabriele Grifa ed insieme studiamo gli arrangiamenti e a chi farli suonare.

L’amore che descrivi è sempre molto disincantato, ironico e carnale. Che cosa vuol dire per te “amare”? E quanto ti sta stretta, sopratutto, un certo tipo di retorica sul sentimento, dalla quale sembri volerti affrancare a colpi di swing?
Questa è una domanda a cui in realtà non saprei rispondere, comunque ci provo. Per me amare è una necessità, l’amore ,verso qualsiasi cosa, non solo verso una donna, è qualcosa di cui bisogna prendersi cura, se smetti di prendertene cura vuol dire che l’amore è finito. Ed io sono abituato a prenderlo con ironia di giorno e passione di notte, non mi è mai andata male. Per quanto riguarda un certo tipo di retorica sul sentimento, in realtà non mi è stretta, ognuno vede l’amore dal proprio punto di vista ed è libero di farlo, io lo descrivo e lo canto in base alle mie esperienze e a come le vivo, gli altri evidentemente le vivono diversamente da me. Ultimamente l’unica cosa a starmi stretta, in realtà, sono i jeans.

Oggi la musica sembra essersi ridotta a pochi individui, che dietro tastiere midi e schermi di computer sembrano voler convincere tutti che la dimensione “live”, in studio, sia qualcosa di non più indispensabile. I tuoi brani, invece, sono tutti suonati – eccome. C’è una scelta etica, in qualche modo, in questa estetica lanciata in direzione ostinata e contraria rispetto alla iper-semplificazione che il mercato ci propina?
Io ammetto di essere un cantautore old school, pensate, scrivo ancora le canzoni usando la chitarra. Ciò non vuol dire che non apprezzi le produzioni contemporanee, hanno il loro fascino e non escludo di utilizzarle anch’io in futuro. L’unico dispiacere è che spesso guardando molti concerti di oggi mi annoio un po’, penso che lo show che ti regala un concerto fatto da musicisti veri sia un’altra cosa. Penso che l’ascoltatore medio, anche se non se ne rende conto, alla fine vedendo un batterista sudare sui fusti o un chitarrista fare l’amore con il proprio strumento si ecciti molto di più rispetto a degli avviatori di sequenze. Le produzioni musicali sono sicuramente cambiate negli anni, ma accantonare la dimensione live mi sembra una vera e propria blasfemia, non esiste musica senza musicisti.

Qualche tempo fa, abbiamo avuto modo di intervistare Cardo, tuo collega di roster. Ci colpì molto, allora come oggi, l’aggettivo “rurale” nel nome della vostra etichetta; a te, quindi, facciamo la stessa domanda che abbiamo rivolto, tempo fa, a Mirko: cosa significa, per te oggi, essere “rurale”.
“Rurale” letteralmente sappiamo tutti cosa voglia dire, in campo artistico , invece ,direi che vuole significare puro, genuino,sincero, come mamma l’ha fatto , senza artefizi e stregonerie tecnologiche.

Salutaci consigliandoci quel cocktail che “certe sere” finisce col farti sentire poco bene. Facci da bar-tender!
Più che un consiglio vi do uno s-consiglio. Lo sappiamo tutti che ci piace il bicchiere , ma quando vedi ancora un insegna accesa ,alle quattro del mattino, dici no a quel gin tonic a due euro fatto col gin dell’eurospin . è quello che ti devasterà la domenica, non i ventisette precedenti.

#FacceCaso

Di Giorgia Groccia

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