Tempo di lettura: 3 Minuti

Invalsi? Un disastro (probabilmente) firmato Didattica a Distanza…

Invalsi? Un disastro (probabilmente) firmato Didattica a Distanza…

Si vedono grazie alle invalsi i primi risultati della tanto acclamata didattica a distanza, ma non sono granché confortanti... Grandi lacune emergono

Ah ma quindi a scuola ci torniamo l’11? Annamo bene…
DAD, ma da un altro lato: “Accendete le videocamere mentre parlo”
La miopia è in aumento col Covid: le conseguenze delle chiusure e della DaD

Si vedono grazie alle invalsi i primi risultati della tanto acclamata didattica a distanza, ma non sono granché confortanti…

Grandi lacune emergono dai risultati invalsi usciti ultimamente. Le prove standardizzate, spesso in passato soggette a forti critiche, hanno mostrato risultati preoccupanti. Quello che si vede dando uno sguardo ai compiti svolto dagli studenti è un forte calo nella preparazione generale e anche delle singole materie.

Male in italiano e anche in matematica, molto ragazzi presentano una preparazione ehe e inferiore di almeno tre anni al loro anno di studi. Capacità da quinta elementare alla fine della terza media, oltre che gravissime lacune per i liceali.

Leggendo i dati Istat delle invalsi, non si può non pensare che questi siano gli infausti risultati della didattica a distanza. Le invalsi potrebbero infatti aver smascherato il mito della DAD come completamente funzionale. Certo, l’opportunità di fare lezione da remoto è stata di fondamentale importanza nei primi periodi pandemici, ma ormai col covid-19 dobbiamo convivere ed è tempo di tornare alla didattica normale.

A confermare l’ipotesi della DAD come “colpevole” c’è anche un altro dato, le regioni che sono andate peggio nelle prove invalsi sono anche quelle in cui le scuole sono rimaste per più tempo desolate. Parliamo di Campania e Puglia, dove a causa dell’alto numero di contagi i governatori di regione hanno preferito mantenere misure di sicurezza più rigide.

È arrivato il momento di riaprire i cancelli e permettere ai ragazzi di ripopolare i banchi e questo deve accadere in ogni regione e zona d’Italia senza eccezione alcuna.

La pensa così fermamente sulla riapertura anche il ministro dell’istruzione Bianchi, che conferma la volontà di tornare al più presto nelle tanto amate (e a volte odiate) aule. La scuola è infatti un luogo di crescita personale per i ragazzi oltre che intellettuale, riaprirle al più presto è un dovere nei confronti dei futuri cittadini del mondo.

#FacceCaso

Di Martina Borrello

COMMENTS

WORDPRESS: 1
DISQUS: 0