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Elezioni 2022: ecco come (non) hanno votato i giovany Italiani. Peccato…

Elezioni 2022: ecco come (non) hanno votato i giovany Italiani. Peccato…

L'ennesima occasione sprecata per tutti noi giovany. Forse disinformati, forse svogliati, forse senza alternative. Troppi forse, in queste Elezioni 20

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I lustrini delle elezioni studentesche

L’ennesima occasione sprecata per tutti noi giovany. Forse disinformati, forse svogliati, forse senza alternative. Troppi forse, in queste Elezioni 2022.

Elezioni… elezioni… ancora elezioni… Ma noi giovany come ci siamo comportati. Beh, queste elezioni hanno goduto davvero troppo poco del nostro zampino…

“Voi giovani siete la futura classe dirigente del nostro paese. Dovete quindi prepararvi per assolvere degnamente questo nobilissimo compito!” diceva, ieri, dal Quirinale il Presidente della Repubblica Sandro Pertini.
“Perché i vecchi hanno diritto di voto? Perché? Lo hanno già esercitato nella loro lunga, lunghissima vita: basta, basta votare!” dice, oggi, da Milano l’influencer Giulia Torelli, in arte Rockandfiocc.

Ad uno sguardo superficiale, l’assenza del Dolce Stil Novo e della proverbiale solidarietà italica dal nostro parlato, potrebbe sembrare una tragica involuzione. Niente di più falso poiché questa rabbiosa disillusione, sebbene duri il tempo di un video su TikTok, registra l’inesorabile putrefazione della condizione dei giovani italiani. Anzi, non è corretto: dei giovani in Italia. Ebbene sì, poiché, senza fare alcuna lode facilona alla presunta Terra Promessa oltre confine, esistono delle differenze tra giovani italiani e giovani in Italia. I giovani italiani che vanno all’estero hanno qualche possibilità in più di vivere dignitosamente di quanto possano fare i giovani italiani che restano in patria. Oltreconfine, infatti, le pesanti tasse che si pagano finiscono in servizi mediamente buoni; qui da noi, le pesanti tasse servono per far giocare a paddle ex yuppies in pensione dall’età di quarantasei anni.

Questione di soldi?

Nei trent’anni che abbiamo alle spalle, gli italiani hanno subito un’incessante evaporazione dei loro salari ed una inarrestabile precarizzazione dei loro impieghi, che hanno reso abituali conversazioni del tipo…
“Allora Martino, ti trovi bene a lavoro?”
“Ti dirò Susanna Maria, sono soddisfatto dai: posso fare pratica diciassette ore ogni giorno per cinque giorni.”
“Ma ti pagano? No?”
“Ma certo che no, nemmeno glielo ho chiesto: mi pareva brutto. Se tutto va bene fra ventisette pleniluni, mi daranno 8€. Con un voucher.”
“Che cos’è un voucher? Te lo chiedo perché nel latifondo di mandorle dove sto facendo lo stage il problema del pagamento non si pone proprio.”
“Un voucher è tipo un buono della sala giochi, ma anziché darti il porta cd-rom ti danno soldi.”
“I soldi! Ottimo!”
È verificato: in Italia, un promettente maturando fa prima a diventare un precario di quanto un pangolino raffreddato riesca a far impanicare il pianeta.
Ed è così che, dopo una drammatica pandemia che ha acceso la pericolosa spirale della didattica a distanza e dello smart working, nel bel mezzo di una guerra che sta contribuendo a far esplodere i prezzi delle nostre bollette, si arriva alle elezioni. Naturalmente anticipate.
Chiamati alle urne tutti i bravi cittadini, soprattutto quelli giovani.

Dunque, in queste elezioni del 2022 i giovani vengono trattati un po’ come adorabili creature in via d’estinzione: dai millennials in giù sono tutti dei panda.

Così carini, così goffi, così in pericolo. E se ai panda è sufficiente un abbraccio e del buon bambù da sgranocchiare in uno zoo, ai giovani italiani basteranno dei video da dementi con delle promesse strampalate. “Ciuao ragacci, eccomi qua, vi do il benvenuttou sciul MIO canale ufficiuale di… TiKTok!” e una proposta alla Robin Hood di tassare i ricchi morti per avere un cadeau per i diciott’anni è tutto ciò che resta dell’impegno della classe politica verso gli italiani di domani.
Veniamo al dunque: per chi hanno votato i giovani? Anzi, per chi abbiamo votato noi giovani, giacché chi scrive farebbe ancora parte della categoria, nonostante l’atteggiamento da gufo Anacleto.

Anzi, facendo un passo indietro, i giovani sono andati a votare?

No. Esagerato: sono andati a votare meno dei loro compatrioti più grandi.
Calando l’affluenza alle urne di nove punti rispetto al 2018, l’astensione è stata la più alta della storia repubblicana. Un italiano su tre non è andato a votare. Il 36% di astenuti su scala nazionale si allarga al 38% per i giovani. Alla disaffezione e alla rabbia possiamo tranquillamente aggiungere l’ennesima inaccettabile impossibilità dei quasi cinque milioni di fuorisede di votare senza dover compiere l’epico e oneroso rito del ritorno alla terra madre. Tuttavia, se l’astensione è grossomodo in linea con quella nazionale, le scelte politiche dei giovani italiani differiscono abbastanza da quelle dei loro genitori e nonni.

Numeri alla mano

Dividiamo per praticità i giovanissimi (18-24 anni) dai giovani (25-34 anni).
Renzi e Calenda sono la prima scelta della prima categoria. Azione ed Italia Viva ottengono il 18% dei voti dei giovanissimi, seguiti dal 15% di Fratelli d’Italia e dal 13,6% del MoVimento 5 Stelle. Da sottolineare il 12% ottenuto da +Europa che conferma il grande appeal di ciò che resta dei radicali tra i debuttanti al voto, contrariamente al PD che ottiene risultati inferiori alla sua media generale.
All’aumentare dell’età aumentano anche i problemi e, quindi, cambiano anche le scelte degli italiani tra i 25 e i 34. Quasi un giovane su quattro sceglie Fratelli d’Italia, mentre uno su cinque sceglie, ancora, il MoVimento 5 Stelle. Segue poi il Partito Democratico votato dal 16% degli Under35 mentre il 9% opta per Azione ed Italia Viva. In questa fascia d’età, sia +Europa che la sinistra ecologista iniziano a sgonfiarsi, mentre migliora la performance della Lega e del cavalier Berlusconi.
Giacché è la somma che fa il totale, anche tra i giovani ha comunque vinto il centrodestra, ma con rapporti di forza nettamente diversi da quelli scaturiti dalle urne.
Se nel Paese la coalizione tra Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia ha ottenuto il 44% dei voti e l’alleanza organizzata dal Partito Democratico il 26%, tra i giovani le due coalizioni praticamente si equivalgono con i conservatori che con il 33,5% superano di poco più di un punto i progressisti. Al di fuori delle alleanze, se per il MoVimento 5 Stelle non esistono sostanziali differenze tra il 15,5% generale e il 17% giovanile, per il Terzo Polo il fattore anagrafico costituisce una variabile non trascurabile: se il dato definitivo di Azione ed Italia Viva è il 7,8%, tra gli italiani più giovani sfiora il 14%.

Letture differenti

Dietro questo ginepraio di numeri e percentuali si cela un messaggio alquanto chiaro, tanto contraddittorio quanto comprensibile. Il voto giovane segnala abbastanza nitidamente il problema e la soluzione. Il problema è il lavoro, la soluzione è il pragmatismo. Il lavoro che non c’è, se c’è è scadente e insufficiente e il pragmatismo che, se c’è, arriva dalle riforme praticabili e di stampo europeista.
Il segnale degli italiani di domani che hanno problemi già da oggi, sembra destinato a rimanere lettera morta. Intendiamoci subito: quasi tutti i partiti non hanno grande interesse a rendere l’Italia un Paese per giovani. Questo non perché i politici siano brutti e cattivoni, ma perché, molto banalmente e democraticamente, se ad andare a votare saranno sempre in modo maggioritario gli anziani, la bussola elettorale e quindi l’agenda di Governo avranno sempre un tocco retrò e vintage. Dietro la legittima scelta dell’astensione si cela parte del perché la costosa riforma delle pensioni, l’onerosa flat tax sopra i centomila euro annuali e il malfunzionante reddito di cittadinanza abbiano molto più peso del mutuo agevolato per i giovani, il salario minimo orario e la riforma fiscale e del mercato del lavoro.
Per la cronaca, queste tre ultime sono riforme avviate e oramai bloccate poiché varate dal governo che i partiti hanno defenestrato allegramente la scorsa estate: il governo di Mario Draghi che, con oltre il 60% di gradimento, è la personalità politica preferita dagli under35. Draghi ha preferito, però, allontanarsi dalla politica come chi, una volta presa una fregatura con una multiproprietà non intende comprarne una seconda.
Tuonava Giulia Torelli: “I vecchi non devono fare niente, tantomeno votare”.

Voteranno eccome, visto che anziché “In casa, fermi, completamente immobili. Completamente rincoglioniti” saranno deputati e senatori nel Parlamento più anziano della nostra Storia.

In un Parlamento con l’età media di 52 anni e solamente il 33% di parlamentari donne, solamente AzioneItalia Viva e MoVimento 5 Stelle hanno la media degli eletti sotto i cinquant’anni e che si avvicinano, quasi, alla parità di genere. Tutti gli altri gruppi parlamentari somigliano più ad assemblee di druidi, rigorosamente maschi.

Quindi, all’indomani delle elezioni del 25 settembre, è sbagliato anche cantare “Giovinezza, Giovinezza, Primavera di Bellezza, nella vita e nell’asprezza, il tuo canto squilla e va!”.

#FacceCaso

Di Andrea Bonucci

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