Nuovo appuntamento con le nostre interviste musicali: oggi è Cappie a passare sotto le grinfie della nostra redazione per il nuovo singolo. Esce ve
Nuovo appuntamento con le nostre interviste musicali: oggi è Cappie a passare sotto le grinfie della nostra redazione per il nuovo singolo.
Esce venerdì 16 maggio 2025 su tutte le piattaforme digitali il nuovo singolo di Cappie, uno di quegli artisti che vivono nell’energia viscerale del rock italiano. Chitarre distorte, voce graffiante, testi che alternano rabbia e vulnerabilità: tutto in Cappie sembra parlare di un’urgenza autentica, quella di chi scrive canzoni perché non sa farne a meno.
“Rètina” racconta la distanza emotiva e fisica tra due persone che non si sono mai davvero lasciate. Cappie descrive il senso di sospensione che segue una separazione, quando ci si rifugia dietro uno schermo nel tentativo di restare connessi, anche solo con un ricordo. Le immagini di pioggia d’agosto e occhi chiusi evocano un’estate interrotta, piena di cose non dette. Il brano alterna strofe intime e malinconiche a ritornelli energici, trasformando l’attesa in un urlo trattenuto. “Rètina” è una canzone sulla nostalgia, ma anche sulla speranza che, nonostante tutto, qualcuno torni a prenderci. Un loop emotivo che si rompe solo quando si trova il coraggio di andare via.
Siamo partiti, come sempre, dal suo percorso scolastico.
Questo è un sito dedicato agli studenti, quindi non possiamo che iniziare col chiederti qualcosa sul tuo percorso scolastico. Com’è andata?
La scuola è sempre stata un posto che mi ha creato sentimenti contrastanti. Mi piace il senso di comunità, lo stare insieme e il confronto. Ho iniziato a suonare in band alle scuole superiori, e le persone con cui suonavo erano i miei compagni di scuola che sono rimasti ancora oggi i miei migliori amici. Da studente, però, sono sempre stato il “bravo ma potrebbe fare di più”: non sono mai andato male, per carità, ma soprattutto alle superiori, ammetto che facevo difficoltà a farmi piacere le cose che non mi interessavano. L’università è andata molto meglio: ho scelto una facoltà che mi appassionava (mediazione linguistica) e mi sono sempre ritrovato in quello che studiavo. Diciamo che abbiamo avuto un bel rapporto, tutto sommato.
E con lo studio della musica che tipo di rapporto hai? È vera quella cosa che si dice, che non si può fare musica se prima non la si studia?
Studiare è necessario per avere gli strumenti per trasformare le idee in atti concreti. Ho studiato chitarra classica alle medie; alle superiori ho frequentato il laboratorio di musica del liceo, dove ho potuto approfondire sia lo strumento che imparare anche a suonare pianoforte, basso, un po’ di batteria, condendo il tutto con delle basi di teoria musicale e armonia che non guastano mai. In generale, la musica è una materia bellissima da studiare, ma per come sono fatto, lo studio accademico, soprattutto della chitarra, non fa proprio per me.
Spesso nel genere rock si ha quasi la convinzione che il testo sia secondario. Possiamo sfatare questo mito? Quanto sono importanti le parole nella tua musica?
A me piace avere cura dei testi, perché sono le immagini che voglio rappresentare. Dire che i testi siano secondari per me è sbagliato. Musica e parole vanno di pari passo: se la musica è bella, ma il testo fa pena, probabilmente la canzone farà pena, e viceversa.
Quanto credi sia importante parlare dei problemi che sta affrontando la nostra generazione? Pensi che la musica abbia una funzione anche politica in questo?
La musica ha e avrà sempre la funzione di specchio della società che la crea. Ha una funzione sociale importantissima, anche perché per molti giovani è anche l’unica valvola di sfogo. Poi è chiaro anche che ognuno ha la propria sensibilità e necessità espressiva: c’è chi usa la propria musica come un mezzo per esprimere ciò che è fuori e chi la usa per esprimere concetti più introspettivi. Io mi sento un po’ più vicino alla seconda in questo periodo della mia vita, magari crescendo cambierò!
Che cosa provi e che cosa ti aspetti quando scopri un nuovo artista? E che cosa dovrebbe ricercare un nuovo ascoltatore nella tua musica?
Come dicevamo prima, quando ascolto qualcosa di nuovo mi aspetto che mi dica qualcosa, a prescindere dal genere o che io sia in target o meno. Penso che qualcuno che si approccia alla mia musica debba farlo con un orecchio attento: cerco di raccontare qualcosa di me a chi vuole ascoltarlo. Se poi quello che scrivo non parla solo di me, siamo a cavallo!


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