Nuovo appuntamento con le nostre interviste musicali: oggi è Desìo a passare sotto le grinfie della nostra redazione per il nuovo EP. È disponibile
Nuovo appuntamento con le nostre interviste musicali: oggi è Desìo a passare sotto le grinfie della nostra redazione per il nuovo EP.
È disponibile da venerdì 30 maggio 2025 per Piuma Dischi, il nuovo EP di Desìo, cantautore classe 2003 – cresciuto in una famiglia amante della musica, si è avvicinato presto al pianoforte e alla batteria, sviluppando una passione che lo ha portato a intraprendere la carriera musicale.
“Via”, questo il titolo disco, è un nuovo è importante capitolo di un viaggio interiore, un percorso che attraversa sette canzoni nate in un grande momento buio. Un giorno tutto sembra andare per il meglio, e quello dopo, improvvisamente, crolla ogni certezza. Paure, ansie e dubbi diventano compagni di viaggio inevitabili. Come si supera un periodo del genere? Non esiste una risposta semplice, ma una possibilità è mettersi in movimento: viaggiare, cambiare prospettiva, liberare la mente da tutto ciò che la opprime. “Via” è proprio questo: la ricerca di un’uscita, di una strada nuova, anche quando sembra impossibile trovarla.
Lo abbiamo intervistato e siamo partiti dal suo percorso scolastico!
Questo è un sito dedicato agli studenti, quindi non possiamo che iniziare col chiederti qualcosa sul tuo percorso scolatico. Com’è andata?
Il mio percorso scolastico è andato abbastanza bene. Dopo un liceo scientifico piuttosto travagliato, concluso durante il periodo del Covid, ho frequentato il corso di laurea in Economia e Commercio alla Bicocca di Milano, e mi sono laureato lo scorso novembre. A settembre, invece, inizierò la magistrale in Musica, culture, media, performance all’Università Statale, sempre a Milano.
È vera quella cosa che si dice, che non si può fare musica se prima non la si studia? Com’è stato per te? Che tipo di rapporto hai con lo studio della musica?
Non credo sia sempre così, ma nel mio caso è probabile. Ho studiato per anni pianoforte e batteria da piccolo, fino ad iscrivermi al conservatorio durante le medie, percorso che ho continuato fino alla quinta liceo, per poi dedicarmi ad altri studi. Ho sempre avuto un rapporto di amore e odio con lo studio della musica, in particolare con il pianoforte, forse perché i miei professori non mi hanno supportato a sufficienza: piuttosto che incoraggiarmi, mi facevano sentire in colpa se non studiavo come avrei dovuto. Questo ha finito per farmi allontanare da qualcosa che, in realtà, amavo.
La tua musica ha un’intimità che fa pensare a un lungo dialogo con te stesso. Quando hai iniziato a scrivere, lo facevi già con l’idea di condividerla o era un atto privato?
Quando stavo scrivendo questi brani, in realtà, non pensavo a una possibile uscita. Per me era un processo terapeutico, un modo per elaborare ciò che stavo vivendo. Poi, col tempo, ho tracciato un filo rosso tra i pezzi e ho capito che forse era il momento giusto per pubblicarli, quasi per esorcizzare tutto quel periodo. Scriverli mi ha aiutato molto, ma oggi posso dire che pubblicarli e suonarli dal vivo mi ha aiutato ancora di più.
Cosa c’era prima di Desìo? Hai avuto altre identità musicali, esperimenti, tentativi che oggi rinnegaresti o che ti hanno costruito?
Prima di Desìo ho avuto una cover band con alcuni amici del liceo e mio fratello. In seguito abbiamo deciso di creare un progetto di musica inedita, con uno stile simile a quello che faccio oggi, anche se all’epoca non scrivevo io i testi, e forse per questo lo sentivo meno mio. Col tempo ho avuto bisogno di scrivere qualcosa che mi rappresentasse davvero, e da lì è nato il mio progetto solista. Non rinnego nulla, anzi, credo che ogni tappa sia stata fondamentale per la mia formazione e per la sicurezza che sento di avere oggi. Rifarei tutto da capo, senza esitazioni.
Nel tuo percorso ci sono più svolte improvvise o piccoli spostamenti silenziosi? Ti senti più figlio di un’epifania o di una lenta maturazione?
Credo che poco alla volta io stia maturando, prima come persona e poi come artista. Ho iniziato a scrivere a 16 anni, oggi ne ho 22, quindi è naturale che ci sia stato un passaggio importante dall’adolescenza all’età adulta, con tutte le responsabilità che questo comporta. La mia musica sta cambiando con me, o almeno lo spero, e in questo ultimo progetto ho sentito il bisogno di parlare più di me, dei miei sentimenti e delle mie emozioni, piuttosto che cercare di romanzare tutto.


COMMENTS