Nuovo appuntamento con le nostre interviste musicali: sono gli Excape a passare sotto le grinfie della nostra redazione per il nuovo singolo. La ba
Nuovo appuntamento con le nostre interviste musicali: sono gli Excape a passare sotto le grinfie della nostra redazione per il nuovo singolo.
La band EXCAPE è una fresca realtà emergente della scena indipendente italiana, originaria di Crema, che ha scelto il nome ispirandosi all’album Xscape di Michael Jackson, come simbolo del desiderio di evasione da un mondo che appare troppo “stretto” e lanciarsi invece in una dimensione in cui poter essere davvero sé stessi.
Dopo l’esordio indipendente con singoli come Cicatrici (2020) e Il Tempo dei Ricordi (2021), la band ha operato un’evoluzione artistica attraverso il loro primo EP “IKIGAI” e oggi si presenta con il nuovo singolo Baciami Stupida — in uscita il 7 novembre 2025 via Benzai Records / Believe Digital.
Il brano nasce in un periodo di forte introspezione e distanza, quando il frontman Marco (Carelli) ha vissuto tra Lille e Milano: quella solitudine fa da spunto per riflettere e lasciare andare qualcosa, trasformando assenza e mancanza in energia musicale.
Con Baciami Stupida la band esplora un sound che mescola pop, indie‑rock e influenze brit, dando voce non tanto alla classica storia d’amore, quanto a un rapporto più complesso con la solitudine: un ultimo bacio, un grazie, per tornare a vivere davvero.
In vista dell’uscita del singolo e del loro percorso in crescita, li abbiamo raggiunti per parlare del loro passato scolastico, del rapporto con lo studio della musica, del nuovo brano e di come vivono oggi il mondo dei social e dello streaming.
Il vostro percorso scolastico è stato diverso per ognuno di voi, anche se tutti venite dal liceo scientifico. Come siete arrivati alla musica?
Il nostro percorso scolastico è stato diverso per ognuno di noi, anche se tutti veniamo dal liceo scientifico. Dopo il diploma, ognuno ha preso una strada differente: Jacopo (Cippe) ha scelto di dedicarsi completamente alla batteria e si è laureato al CPM di Milano; Ruggero si è laureato in Turismo sostenibile e valorizzazione del territorio; Marco ha conseguito la laurea in Economia e Gestione Aziendale e a dicembre si laureerà in Management per l’Impresa. Arrivare da percorsi di studio diversi per noi è un valore aggiunto: ognuno porta nella band il proprio background, la propria sensibilità e un modo diverso di vedere le cose. La diversità premia sempre.
Allo stesso tempo, però, la musica è sempre stata presente nelle nostre vite. Abbiamo frequentato masterclass in giro per l’Italia, preso lezioni da strumentisti e cantanti che fanno questo di professione, e abbiamo sempre affiancato lo studio della musica a quello scolastico o universitario.
La musica, per noi, è sempre stata una via di fuga dall’ordinarietà e dalla monotonia dello studio. Abbiamo fatto nottate a scrivere o suonare fino alle due o alle tre, anche quando il giorno dopo avevamo un esame. È sempre stata una necessità, un bisogno fisico e mentale. Quando qualcosa ti fa stare bene davvero, il tempo lo trovi sempre. La cosa che possiamo dire è che abbiamo sempre fatto quello che ci fa stare davvero bene, ovvero musica, anche precludendo un po’ il percorso scolastico, ma siamo convinti che la vita è una sola, ed è giusto coltivare i propri sogni e portarli avanti con determinazione e dedizione senza però rinunciare ad un buon percorso scolastico. Se una cosa la vuoi davvero, riesci a fare tutto…
Con lo studio della musica che tipo di rapporto avete? É vera quella cosa che si dice, che non si può fare musica se prima non la si studia?
Noi con lo studio della musica abbiamo un rapporto molto stretto. Siamo una band, ma prima ancora siamo strumentisti: ognuno di noi suona almeno due strumenti. Con il tempo abbiamo capito che studiare è fondamentale per due motivi.
Il primo è che lo studio ti fa migliorare. I progressi si vedono davvero: da quando abbiamo iniziato a studiare seriamente i nostri strumenti, a metterci alla prova e confrontarci in studio, abbiamo fatto un salto enorme.
Il secondo motivo è la tranquillità che lo studio ti dà quando sei in studio di registrazione o quando sei sul palco. Se hai tecnica e preparazione, arrivi concentrato e rilassato, e quando sei live puoi goderti di più il concerto: suoni ad occhi chiusi, interpreti il brano, gli dai vita. Lo studio è indispensabile, ma poi entra in gioco l’interpretazione, e quella è la parte che arriva davvero alle persone.
Per noi lo studio è anche una forma di rispetto nei confronti della musica. È come una relazione: la devi coltivare nel tempo. Ci sono alti e bassi, momenti in cui pensi di mollare, ma poi la musica torna e ti riporta al tuo posto. Per noi è sempre stata un porto sicuro.
Quindi sì, siamo d’accordo: la musica va studiata. Va capita e poi interpretata. Le note sono sette, gli accordi sono quelli — ciò che fa la differenza è come li interpreti e cosa vuoi comunicare. È l’interpretazione che rende un artista diverso da un altro e che ti permette di fare davvero il salto.
“Baciami stupida” ha un titolo piuttosto diretto e ironico. Qual è il messaggio o l’idea che volevate trasmettere con questo brano?
Baciami Stupida ha sicuramente un titolo diretto, ma in realtà è un brano molto più riflessivo di quanto possa sembrare. Ha una doppia faccia: a un primo ascolto può sembrare la classica canzone d’amore, una storia un po’ tossica in cui uno dei due si innamora follemente e l’altro è più restio — e allora dici “baciami, stupida”, quasi come un gesto di resa, di passione.
In realtà, il significato profondo del brano è diverso: parla di solitudine.
È stato scritto in un periodo particolare, quando Marco (il frontman) era a Lille per l’Erasmus. Quella distanza aveva creato un forte senso di mancanza.
Il desiderio di fare musica si era trasformato in una necessità vera e propria, e da lì sono nati testi molto introspettivi e diretti. Quando ti allontani da qualcosa che ami, capisci davvero quanto quella cosa abbia valore.
In quel periodo, ci siamo trovato faccia a faccia con la solitudine, e in un certo senso capivamo che qualcosa ci mancava davvero tanto: il fatto di essere costantemente insieme per condividere la stessa passione e la paura di rimanere soli nella nostra vita. Non c’è cosa più brutta che essere soli e assorti costantemente nei propri pensieri… prendersi i propri momenti è sicuramente una cosa indispensabile, ma il rifugiarsi nella solitudine per scappare dal mondo che ci circonda a lungo andare potrebbe creare delle difficoltà.
Baciami Stupida nasce da questo: dall’idea di vedere la solitudine come una persona, una sorta di ragazza con cui hai una relazione. Una relazione che però è arrivata al punto in cui capisci che devi accettarla e poi lasciarla andare.
Quel “baciami, stupida” è l’ultimo bacio che dai alla solitudine per tornare a vivere. È un modo per dirle “grazie”, grazie per avermi fatto capire il valore delle cose e delle persone che mi fanno stare bene.
Tutti, prima o poi, ci siamo sentiti soli: perché ci mancava il supporto della famiglia, degli amici o di chi condivide con noi la musica e la vita. Il brano racconta proprio questo: quel momento in cui ti ritrovi davanti alla solitudine, la guardi negli occhi e capisci che è tempo di lasciarla andare, per tornare a vivere davvero.
Come nasce di solito un vostro pezzo? Prima partite dal testo, dalla melodia o dall’idea di sound che volete sperimentare?
I nostri pezzi nascono tutti in modo diverso: ogni brano è come un pezzo di un puzzle, unico e con una storia propria. A volte partiamo da una melodia, altre da un giro di basso, da una linea di pianoforte o da una chitarra. Altre volte ancora tutto nasce da una frase che ci viene in mente, e allora iniziamo dal testo prima ancora della musica. È questo il bello delle canzoni: non hanno una regola fissa. Ogni pezzo ha il suo percorso e per noi sono un po’ come dei figli, tutti diversi tra loro.
Per le ultime canzoni, invece, abbiamo sperimentato un nuovo approccio alla scrittura: abbiamo iniziato a scrivere direttamente in studio. Non lo avevamo mai fatto prima. Ci siamo trovati lì con i nostri produttori, Alessandro Presti e Andrea Immovilli, e abbiamo buttato giù le idee sul momento, mentre suonavamo. Prima avevamo ascoltato tanti riferimenti per capire il mondo sonoro che volevamo esplorare e che rispecchiasse davvero quello che siamo.
Questo nuovo modo di lavorare ha portato a brani con un’attitudine diversa rispetto a prima. Il bello della musica è proprio questo: non ci sono regole fisse o standard da seguire. Ogni volta puoi sperimentare, cambiare direzione, avvicinarti a un genere nuovo. Con Baciami Stupida, per esempio, ci siamo avvicinati di più a un indie‑rock influenzato dalla wave brit, seguendo diversi artisti, soprattutto britannici, che ci hanno ispirato in questo percorso.
In questa fase, i pezzi sono venuti fuori come qualcosa che doveva essere gridato. Avevamo dentro delle emozioni che volevano uscire e che hanno preso forma nelle canzoni. È bastato trovarci insieme, sederci, partire da un giro di accordi, da una melodia, e da lì abbiamo messo dentro tutte le nostre realtà. Anche problemi o situazioni personali che in quel momento sentivamo stretti: li abbiamo riversati nella musica.
È stata una vera condivisione: di umori, di emozioni, e soprattutto di musica. Che poi è l’unica cosa che per noi è sempre stata una certezza.
Il vostro singolo arriva in un periodo dove la musica si ascolta soprattutto online. Quanto vi influenzano social e streaming nella creazione o promozione della vostra musica?
I social oggi hanno un ruolo enorme: sono una vetrina e possono darti un impatto mediatico importante. Però la cosa con cui ogni artista deve fare davvero i conti sono i live, perché sono quelli che portano “il pane” a un musicista. Un artista vive dei live: riempie i club, poi i palazzetti e, un giorno, magari gli stadi.
Quindi sì, bisogna curare la parte online, ma soprattutto bisogna portare la propria arte dal vivo. Il live è la cosa più autentica: ti metti a nudo davanti alle persone e vedi con i tuoi occhi come reagiscono. Sui social puoi essere tante cose diverse, ma il pubblico che ti segue lì non è detto che poi venga ai concerti.
Una cosa che non cambierà mai è la sensazione di vedere qualcuno emozionarsi davanti a te mentre suoni. Dietro a un telefono questa cosa non la percepisci. È la cosa più forte e più bella: vedere le persone innamorarsi della tua musica perché susciti emozioni reali. Un video non potrà mai restituire questo.
Detto questo, se vuoi raggiungere un pubblico più grande, social e streaming hanno il loro valore. Sono strumenti liberi e immediati per promuoverti, senza filtri e senza costruire un personaggio. Noi teniamo molto a mostrarci per ciò che siamo veramente: una band di ragazzi giovani che vuole fare musica. Si vede nei nostri live e si vede sui social.
Quando facciamo concerti importanti abbiamo sempre fotografo e videomaker per immortalare quei momenti, e cerchiamo di creare contenuti che facciano vedere chi siamo davvero, senza artifici e senza retorica.


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