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FacceSapè: ecco la nostra intervista per il nuovo singolo di Riccardo Inge

FacceSapè: ecco la nostra intervista per il nuovo singolo di Riccardo Inge

Nuovo appuntamento con le nostre interviste musicali: oggi è Riccardo Inge a passare sotto le grinfie della nostra redazione per il nuovo singolo.

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Nuovo appuntamento con le nostre interviste musicali: oggi è Riccardo Inge a passare sotto le grinfie della nostra redazione per il nuovo singolo.

Abbiamo avuto il piacere di parlare con Riccardo Inge, cantautore e autore emergente, in occasione dell’uscita del suo nuovo singolo Distruggere Tutto. Tra ricordi scolastici, primi approcci alla musica e il percorso che lo ha portato a questo brano, Riccardo ci racconta il suo mondo fatto di emozioni intense e scelte creative.

Questo è un sito dedicato agli studenti, quindi non possiamo che iniziare col chiederti qualcosa riguardo il tuo periodo scolastico. Com’è andata?
Sono sempre stato una persona competitiva, e questo mi ha dato spesso la spinta per fare bene anche nelle materie che non amavo. Non ero il classico “secchione”: ero più pragmatico, a volte anche troppo, e cercavo sempre l’escamotage per ottenere il massimo con il minimo sforzo. Credo di essere rimasto così anche nella vita: cerco sempre l’efficacia, ma col tempo ho capito che per essere davvero padroni di qualcosa serve anche la profondità, quella curiosità che ti fa scavare oltre la superficie.

E riguardo lo studio della musica? Credi a quella cosa che si dice, che bisogna prima studiare musica, prima di farla?
Sono completamente autodidatta. Ho imparato a suonare la chitarra acustica solo perché volevo suonare le canzoni che amavo, non per studiare musica in senso accademico. La svolta è arrivata trovando dei vecchi spartiti ingialliti di mio padre, che da giovane suonava in una band. Da lì ho iniziato a leggere tablature e arrangiarmi tra assoli e partiture, anche se non ho mai imparato davvero a leggere la musica come un professionista.
Credo che la preparazione serva: ti apre la mente e ti dà consapevolezza di dove puoi spingerti. Quando ti basi solo sull’istinto (come me), resti dentro la tua bolla. È anche per questo che negli ultimi anni ho scelto di collaborare con altri autori e produttori: per contaminare la mia musica con nuove idee e visioni da parte di professionisti del settore.

Il tuo nuovo singolo si intitola Distruggere Tutto. Cosa rappresenta per te questo concetto e quale messaggio vuoi trasmettere agli ascoltatori?
Nonostante il titolo possa far pensare al contrario, è una canzone di rinascita. Segna un confine netto tra un periodo molto buio e la volontà di ricominciare.
La frase “Oggi scelgo di sorridere” racchiude tutto: è una resa dei conti con sé stessi e l’accettazione che certe cose non si possono cambiare. Solo quando arrivi a quella consapevolezza smetti di autosabotarti e di distruggere tutto quello che hai dentro e intorno.

Ci puoi raccontare da dove nasce l’ispirazione del brano? Ci sono esperienze personali o stati d’animo particolari che ti hanno guidato nella scrittura?
Negli ultimi anni ho attraversato perdite importanti e un senso di smarrimento che mi ha fatto mettere in discussione tutto: convinzioni, relazioni, obiettivi. In quel momento solo mio figlio, la musica e poche persone vicine mi hanno tenuto in piedi.
Ma la verità è che nessuno ti salva davvero. Ti devi salvare da solo, e lo capisci quando ti ritrovi davanti allo specchio e capisci che alla fine devi rendere conto solo a te stesso.

La produzione musicale e le parole spesso lavorano insieme per creare un impatto emotivo. In questo singolo, come hai deciso di unire sonorità e testi per trasmettere al meglio il tuo messaggio?
La prima scintilla è nata da delle barre scritte durante una notte insonne in un hotel romano. Volevo dare a quelle parole un vestito sonoro che amplificasse il senso di inquietudine: un beat incalzante, quasi frenetico, che poi si apre in un ritornello più arioso, con note lunghe e decise… Una sorta di liberazione.
Le sonorità richiamano alcune reference contemporanee, da The Weeknd a Olly con “Noi che”, ma l’obiettivo era restare fedele alla mia identità, pur portando tutto in una dimensione fresca e immediata.

#FacceCaso

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