Nuovo appuntamento con le nostre interviste musicali: è Daniele Meneghin a passare sotto le grinfie della nostra redazione per il nuovo singolo. Pe
Nuovo appuntamento con le nostre interviste musicali: è Daniele Meneghin a passare sotto le grinfie della nostra redazione per il nuovo singolo.
Per chi studia oggi, il percorso scolastico non è solo una fase obbligata, ma spesso il primo vero terreno di confronto con il mondo e con se stessi. Daniele Meneghin parte proprio da lì per raccontarsi: dalla scuola come spazio di formazione umana prima ancora che accademica, fino alla musica come strumento di consapevolezza e dialogo interiore. In questa intervista ci parla del suo rapporto con lo studio, del valore (e dei limiti) della formazione musicale tradizionale e del significato profondo dietro il suo singolo Adesso è arrivato il momento, una riflessione sul tempo, sul cambiamento e su quei passaggi che segnano un prima e un dopo.
Cominciamo dal tuo periodo scolastico: com’è andata?
Bene! Mi sono sempre molto divertito. La scuola è un percorso che si vive in un periodo della vita in cui non hai ancora ben capito come funziona il mondo, ma ti dà le basi per iniziare a capirlo e ti permette di osservare da vicino come “funziona” l’essere umano. Io posso dire che a scuola ho imparato a difendermi dal mondo e dalle persone. Se parliamo dei risultati raggiunti, invece, diciamo che non era proprio il mio forte! Ancora oggi faccio fatica a stare seduto per più di mezz’ora.
E per quanto riguarda lo studio della musica? Credi che sia necessario studiarla prima di farla?
Penso che non sia del tutto vero. Alcune persone sono naturalmente predisposte per la musica e riescono a ottenere ottimi risultati anche senza studiare. A quel punto viene da pensare: se studiassero, che livello incredibile potrebbero raggiungere? In tutti i campi, studiare e informarsi è segno di curiosità e amore per ciò che si fa, quindi può essere solo un bene. Questo non significa dover applicare tutto ciò che si è studiato, ma sapere che esiste. La consapevolezza, in fondo, è libertà.
Il titolo del tuo singolo Adesso è arrivato il momento suggerisce un senso di urgenza o di cambiamento. Cosa rappresenta per te questo “momento”?
“Momento” è proprio la parola chiave del brano: uno spartiacque, un tempo che ha un peso e che divide due percorsi all’interno dello stesso percorso. Tutti abbiamo vissuto almeno una volta un momento dopo il quale qualcosa è cambiato. È una sorta di tempo della consapevolezza, che ti aiuta a capire chi eri prima e chi sei dopo. La canzone parla proprio di questo: della consapevolezza di essere uguali, ma diversi da prima.
Qual è stata l’ispirazione dietro il brano? Ci sono esperienze personali che ti hanno spinto a scriverlo?
Tutte le mie canzoni nascono da un’urgenza comunicativa, che non è rivolta tanto all’ascoltatore quanto a me stesso. È un po’ come parlare ad alta voce per fissare le idee. Le mie canzoni sono un brainstorming tra me e me. In quel periodo avevo bisogno di riflettere sul tempo che passa, sul valore che gli diamo e su quanto sia utile — o meno — lasciarlo scorrere senza interrogarci.
Musica e parole lavorano spesso insieme per creare un’atmosfera. In questo singolo come hai costruito questo equilibrio?
Nel mio processo creativo do molta importanza al concetto da esprimere, più che al suono della parola in sé. Mi interessa come un’idea risuona dentro di me. Questo mi porta a scrivere prima il testo e poi a “vestirlo” con un’armonia che possa dargli il giusto risalto. Detto questo, non è mai un lavoro completamente separato: quando scrivo c’è sempre una penna, ma anche una chitarra o un pianoforte accanto a me.


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