Nuovo appuntamento con le nostre interviste musicali: è ERBOMB a passare sotto le grinfie della nostra redazione per il nuovo EP. Con 3, ERBOMB con
Nuovo appuntamento con le nostre interviste musicali: è ERBOMB a passare sotto le grinfie della nostra redazione per il nuovo EP.
Con 3, ERBOMB continua a muoversi in una zona difficile da definire, dove elettronica, sperimentazione e tensione narrativa si intrecciano fino a trasformare l’ascolto in un’esperienza quasi cinematografica. Dietro il progetto di Francesco Simula c’è una ricerca sonora che non sembra mai interessata alla forma più immediata della canzone, ma piuttosto alla costruzione di flussi, ambienti e stratificazioni emotive. In questa intervista abbiamo parlato proprio della nascita di 3, del rapporto tra istinto e controllo creativo, ma anche di scuola, studio e del modo in cui il tempo cambia la percezione del proprio lavoro artistico.
In “3” si ha spesso la sensazione di essere dentro un flusso più che davanti a singoli brani: quanto è stato importante per te pensare il disco come un’unica esperienza continua rispetto a una somma di tracce?
È stato molto importante, l’idea del concept EP mi è venuta in fase di post produzione riascoltando più e più volte i vari brani e cercando punti, all’interno delle track, dove ripetere varie cellule sonore.
Questo è un sito dedicato agli studenti, quindi non possiamo che chiederti anche del tuo percorso scolastico. Com’è andata?
Ma diciamo non benissimo ::)) , fino alla 4ª elementare ero abbastanza diligente e diciamo rigavo dritto. Dalla 5ª elementare sono diventato scolasticamente più “irrequieto”. Alle medie non sono stato mai bocciato però ero sempre sul filo della sufficienza, voto dell’esame: “Più che sufficiente”.
Le superiori quasi regolarmente rimandato, spesso facevo “ferie” come si dice in gergo sassarese: uscivo di casa con lo zaino però andavo in sala giochi o in giro per la città a “non fare niente”.
Alla fine però l’ho sfangata, mi sono diplomato all’Istituto Tecnico Ragionieri col minimo dei voti ::)
È vera quella cosa che si dice, che la musica bisogna studiarla, prima di farla?
Ma se uno vuole diventare un orchestrale o un turnista seguire un percorso accademico è quasi obbligatorio; magari nel pop no ma bisogna comunque studiare privatamente e anche molto.
Però nell’ambito creativo le cose sono ben diverse, entrano in ballo tante altre varianti. Penso a mostri della musica moderna come Bob Dylan, Neil Young, Kurt Cobain per citarne alcuni: persone con un’alfabetizzazione musicale abbastanza ridotta ma con uno spessore artistico enorme.
Personalmente cerco di abbracciare le due cose, istinto unito a razionalità/controllo (quindi studio); però la cosa riguarda me, non penso sia una regola valida per tutti.
La componente sonora del progetto sembra muoversi sempre tra controllo e disintegrazione: in che momento capisci quando fermarti, cioè quando un’idea è “finita” invece che portata all’estremo?
Lo capisco ascoltando varie volte la traccia, non c’è una regola fissa. La fase creativa è per me molto bella, è come un salto nel buio; personalmente cerco di abbandonarmi a me stesso e fino a quando non consegno il master so che potrebbero esserci dei cambiamenti.
Rispetto ai lavori precedenti, qui sembra esserci meno spazio per l’istinto immediato e più per una scrittura ragionata e stratificata: è stato un processo naturale o una scelta precisa cambiare approccio in questa direzione?
Più che altro penso che con gli anni sia diventato più bravo a sintetizzare un messaggio creativo e ad essere più chiaro. Ma non so se sia una cosa positiva o negativa, entra di nuovo in ballo la diatriba tra istinto e razionalità.
A volte i brani più belli nascono quando ci si abbandona completamente alla propria creatività. Forse con l’esperienza si diventa più bravi a bilanciare questi due elementi, o forse no, chi lo sa!!


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