Nuovo appuntamento con le nostre interviste musicali: sono gli ALMA Acoustic a passare sotto le grinfie della nostra redazione per il nuovo singolo.
Nuovo appuntamento con le nostre interviste musicali: sono gli ALMA Acoustic a passare sotto le grinfie della nostra redazione per il nuovo singolo.
Con il nuovo singolo “Arturo”, gli ALMA Acoustic scelgono ancora una volta l’ironia per affrontare temi tutt’altro che leggeri. Al centro del brano c’è un gatto, osservatore silenzioso e apparentemente inconsapevole del mondo che lo circonda, che diventa però il punto di partenza per riflettere sulla distanza tra ciò che mostriamo e ciò che siamo davvero. Un’immagine semplice che permette alla band di parlare di social network, apparenze, attenzione e della necessità di recuperare un rapporto più autentico con la realtà.
“Arturo” si inserisce così nel percorso che porta al nuovo album “BEVI. DIMENTICA. OBBEDISCI.”, un lavoro che invita a fermarsi, osservare e sviluppare uno sguardo più critico su ciò che ci viene proposto ogni giorno. In questa intervista gli Alma Acoustic raccontano la genesi e il significato del brano, il rapporto tra musica e pensiero critico, ma anche il loro percorso scolastico e l’importanza dello studio nella formazione di un musicista.
“Arturo” prende spunto da un gatto che osserva il mondo senza filtri, trasformandosi in una metafora del nostro modo di vivere e mostrarci. Quando avete capito che dietro quella figura apparentemente semplice si nascondeva una riflessione molto più ampia sulla società di oggi?
In realtà Arturo è stato il mezzo, il suo punto di vista ci ha dato l’opportunità di parlare ironicamente della distanza tra quello che rappresentiamo e quello che siamo davvero, il concetto è chiaro e molto presente in molti dei nostri brani e in tutto il nostro nuovo album BEVI DIMENTICA OBBEDISCI, un disco che punta a sensibilizzare sul pensiero critico, a staccare dal mondo virtuale e guardare il mondo reale che ci circonda ogni tanto, senza lasciarci dire quello che dobbiamo essere, come apparire, cosa fare, cosa dire, per essere cool. Ecco Chi meglio di un gatto sa fregarsene di tutto ed essere solo e unicamente se stesso?
Il brano sembra suggerire che, nell’epoca dei profili perfetti e delle vite curate, uno sguardo esterno e inconsapevole possa essere più autentico del nostro. Secondo voi la musica ha ancora il potere di rompere questa patina e riportare le persone a una dimensione più vera?
È proprio questo il focus, il problema reale è la soglia d’attenzione (tema già affrontato nel nostro brano 8 secondi), le persone non ascoltano più, le persone non hanno tempo… il tempo è la chiave e dovremmo re-imparare a prendercelo ogni tanto, perchè ce lo stanno rubando e ci stanno abituando a contenuti usa e getta… mentre ogni tanto ascoltare davvero ciò che una canzone può dire, che un libro può trasmettere, vale mille volte il tempo che gli dedichiamo per ascoltare o leggere. Se una canzone o un libro, possono accendere il pensiero anche solo di 1 mente, allora significa che si, ancora hanno questo potere.
Nel vostro percorso avete spesso cercato un equilibrio tra leggerezza narrativa e contenuti profondi. Sentite che “Arturo” rappresenti un punto di svolta nel vostro modo di scrivere o è la naturale evoluzione di una sensibilità che vi accompagna da sempre?
No non è una svolta, è parte dello sviluppo di un percorso coerente da un punto di vista inedito, Arturo, in pieno stile ALMA, con ironia e leggerezza ci racconta il mondo delle apparenze, ma la cosa più importante è che si prende il tempo per osservare… lo fa perchè non ha altro da fare, non deve postare sui social quello che vede, al contrario di noi che oggi appena ci troviamo di fronte ad una scena abbiamo prima l’istinto di filmarla e postarla che quello di capirla.
Questo è un sito dedicato agli studenti, quindi non possiamo che chiedervi anche qualcosa sul vostro percorso scolastico. Com’è andata?
Tra noi ci sono sicuramente, come tra tutti quanti, i secchioni e quelli che si siedono all’ultima fila, siamo una classe abbastanza eterogenea, c’è il burlone, c’è il pessimista, c’è il precisino 🙂 e penso questo rifletta oggi ciò che “ai nostri tempi” siamo stati anche a scuola!
Ed è vera, secondo voi, quella cosa che si dice, per cui per fare musica bisogna per forza anche studiarla?
Una risposta assoluta, vero o no, non sappiamo se sia giusta darla, ci sono geni che nascono con la musica dentro, ma sicuramente studiare e quindi conoscere, la musica, la ritmica, l’armonia, la scrittura, avere padronanza del proprio strumento e del contesto, aiuta moltissimo a produrre musica di qualità, musica che trova coerenza in ogni suo aspetto e questo facilita anche la trasmissione del messaggio. Fare musica dozzinale, prodotta in serie, non ci interessa, non è il nostro scopo. Nella nostra band abbiamo un insegnante di Batteria e Percussioni, un insegnante di basso, un insegnante di chitarra, tutti noi abbiamo studiato e seguito percorsi formativi in ambito musicale e abbiamo anni di pratica alle spalle e possiamo dire che niente come questo ti da gli strumenti per affrontare qualsiasi situazione.


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