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FacceSapè: ecco la nostra intervista per il nuovo singolo degli Oplà

FacceSapè: ecco la nostra intervista per il nuovo singolo degli Oplà

Nuovo appuntamento con le nostre interviste musicali: sono gli Oplà a passare sotto le grinfie della nostra redazione per il nuovo singolo.  

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Nuovo appuntamento con le nostre interviste musicali: sono gli Oplà a passare sotto le grinfie della nostra redazione per il nuovo singolo.

 

Con Come va?, il nuovo singolo degli Oplà, una domanda apparentemente semplice e quotidiana diventa lo spunto per riflettere sul modo in cui ci relazioniamo agli altri e, soprattutto, su quanto spesso le parole che utilizziamo nascondano più di quanto raccontino. Il brano nasce infatti da una situazione personale pesante e opprimente e dalla necessità di confrontarsi con un rapporto ormai compromesso, trasformando un’abitudine quasi automatica in un elemento fortemente simbolico.

Ma Come va? racconta anche il percorso di una band costruita sull’incontro tra esperienze musicali differenti. Rock, blues, musica classica, pop, rock’n’roll e jazz confluiscono nell’identità degli Oplà, insieme a una concezione della musica che tiene insieme studio e libertà, ricerca del contenuto e immediatezza. In questa intervista la band racconta la propria formazione, il rapporto con lo studio della musica e il lavoro necessario per trovare il giusto equilibrio tra ciò che si vuole dire e il modo in cui si sceglie di farlo.

“Come va?” è una domanda che usiamo continuamente, spesso senza aspettarci una risposta sincera. Quando avete iniziato a scrivere il brano, vi interessava proprio mettere in discussione questa abitudine o è stato qualcosa che è emerso strada facendo?
È un’abitudine “retorica” come quella di voler portare avanti a tutti i costi un rapporto ormai rovinato, provando a mettere una pezza su una ferita non rimarginabile, perciò è fortemente simbolica e in analogia con il testo, che parla proprio di questo ed è in seconda persona, rivolto all’autore stesso. Quindi è un tema messo in discussione fin da subito ma nato da presupposti diversi, come esigenza di evadere da una situazione reale pesante e opprimente. 

 

 

 

Questo è un sito dedicato agli studenti, quindi vorremmo anche chiedervi qualcosa in più sul vostro percorso musicale. Com’è andata?
Arriviamo tutti e quattro da percorsi musicali molto diversi e la nostra identità è nata proprio anche da questo. Abbiamo tutti frequentato scuole di musica e poi intrapreso strade diverse, dal rock al blues, dalla musica classica al pop, dal rock’n’roll al jazz, ciascuno con le proprie tempistiche, le proprie peculiarità e influenzato dai propri gusti. In parallelo qualcuno di noi suonava già insieme da parecchi anni, mentre con altri c’è stato un incontro molto più tardivo. L’importante è stato poi riuscire a mettere assieme tutto per creare un’idea condivisa da convogliare in un progetto che potesse prendere qualcosa da ciascuno. 

 

E con lo studio della musica che tipo di rapporto avete? È vera quella cosa che si dice che bisogna prima studiare musica, per farla?
La musica è un linguaggio universale che si può fare a qualsiasi livello e in qualsiasi modo e questo è sicuramente il suo aspetto più bello e “poetico”. Sicuramente però se si vuole iniziare a costruire un progetto serio e continuativo, lo studio e l’analisi “tecnica” della materia sono inevitabili, come in qualsiasi altra arte o disciplina. Questo vale a maggior ragione per una band, perché una volta costruita la propria formazione di base si deve trovare il modo di metterla assieme a quella degli altri componenti in modo efficace. 

 

 

 

Nel singolo convivono una certa leggerezza sonora e una riflessione più profonda su come comunichiamo le nostre emozioni. Quanto è importante, per gli Oplà, trovare un equilibrio tra immediatezza e contenuto senza rinunciare né all’una né all’altro?
È un tema molto importante perché teniamo molto al contenuto e aggiungerei anche alla forma, viste le ore passate a cercare le giuste combinazioni di parole o le giuste metafore per raccontare nel modo giusto anche una singola strofa di testo, ma riteniamo fondamentale anche l’elemento di immediatezza per trovare qualcosa in cui gli ascoltatori possano rispecchiarsi subito. Probabilmente è proprio la ricerca di questo fondamentale equilibrio ad essere tra i principali motivi per cui lavoriamo tanto su un pezzo, sia a livello autorale che musicale. 

 

 

Se “Come va?” rappresenta una fotografia del vostro momento attuale, qual è la risposta che dareste oggi come band? Più che un “tutto bene” o “tutto male”, in quale fase del vostro percorso artistico sentite di trovarvi?
Ci troviamo in una fase creativa: la nostra priorità è continuare a produrre qualcosa di nuovo, quindi nuovi inediti, arrangiamenti, cover, idee per migliorare sempre di più i live e anche per promuovere ed espandere la nostra musica. Da questo punto di vista siamo quindi molto entusiasti e sulla stessa lunghezza d’onda, anche se chiaramente è un processo di crescita lento, faticoso e che non sempre porta ai risultati sperati perché le ispirazioni vanno e vengono.

#FacceCaso

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