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FacceSapè: ecco la nostra intervista per il nuovo EP de I Temporali

FacceSapè: ecco la nostra intervista per il nuovo EP de I Temporali

Nuovo appuntamento con le nostre interviste musicali: oggi è I Temporali a passare sotto le grinfie della nostra redazione per il nuovo EP. TRE STA

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Nuovo appuntamento con le nostre interviste musicali: oggi è I Temporali a passare sotto le grinfie della nostra redazione per il nuovo EP.

TRE STAGIONI. LA VITA SOGNATA, LA VITA VERA è il debut EP de I Temporali, nuovo progetto alt-folk di Filippo Ghiglione. Un ritorno alle radici dopo anni passati con il moniker f o l l o w t h e r i v e r e un grande cambiamento per il cantautore ligure, con testi per la prima volta in italiano, senza dimenticare le atmosfere musicali già precedentemente esplorate.

Questo EP parla di una stanza, un piccolo posto da arredare con cura e da fare proprio per tre stagioni, sette mesi e duecento giorni. Sei piccoli passi, sei canzoni da tenere strette da qualche parte dentro al cuore, per coltivare il dolore scaturito da una separazione. Il lutto, la perdita, il disorientamento. E poi, dentro questa stanza, imparare a fare di questo dolore qualcosa di proprio, farne una parte di sé. E finalmente uscire fuori.
L’EP si compone di sei piccole canzoni seminate così, come piccoli pezzi di un puzzle, e spogliate di tutto, fatte solamente di una chitarra, qualche sovraincisione vocale e una voce, vera protagonista con la sua emotività, insieme alle parole che la accompagnano. Ritrovare la propria voce, ritrovare sé stessi e capire che casa nostra, e quella piccola stanza, in fondo siamo noi, dovunque andiamo e dovunque andremo.

Ecco cosa ci ha raccontato.

Questo è un sito dedicato agli studenti, quindi non possiamo che iniziare col chiederti qualcosa sul tuo percorso scolastico. Com’è andata?
Ciao “Facce Caso”!
AIUTO, mi chiedete di scavare nei ricordi di più di quindici anni fa!
È andata piuttosto bene in maniera variegata direi, ho fatto il liceo classico a Genova e ho avuto un professore di italiano che mi ha fatto innamorare del cinema e della letteratura, quindi dopo una breve parentesi universitaria in lettere moderne mi sono iscritto al DAMS a Torino per studiare Cinema. E dopo tanti anni, ho fatto di recente un master in Editoria e uno in Series Development, quindi in qualche modo è stato come tornare a essere studente per un po’ di mesi.

E con lo studio della musica che tipo di rapporto hai? È vero quello che si dice, che forse non si può fare musica senza prima studiarla?
Non credo sia totalmente vero, la musica è qualcosa che nasce e può nascere a livello innato, senza bisogno di studi pregressi. Bisognerebbe poi ampliare il discorso e capire cosa si intende con “musica”. In ogni caso, lo studio sicuramente aiuta a incanalare e migliorare le proprie eventuali capacità innate facendole progredire al meglio. Per quanto riguarda il mio percorso, io ho studiato per molto tempo chitarra e canto, anche se da un po’ ho interrotto le lezioni. Sono stato fortunato e ho avuto insegnanti molto validi che nel tempo sono diventati amici e musicisti collaboratori, anche se ancora adesso c’è una cosa che mi fa tornare di colpo alla primissima lezione di chitarra: cambiare le corde. Sono totalmente incapace e ho sempre odiato farlo!

Con quali artisti musicali sei cresciuto? E quali ti sono rimasti nei tuoi ascolti quotidiani tutt’ora?
Come credo spesso succeda, associo a diversi periodi della mia vita differenti artisti-simbolo. Gli 883 per la mia infanzia, Robbie Williams per la pubertà, i Led Zeppelin per l’adolescenza e un mix di post rock e epic metal nel periodo del liceo, col finire nel pop/rock anni ’80 nei primi anni universitari. Ma il cambiamento definitivo è avvenuto quando ho scoperto i Bon Iver e l’al-folk nordamericano nel 2013, e lì si che gli artisti sono rimasti nei miei ascolti quotidiani e hanno plasmato il mio modo di scrivere e fare musica. Anche se ogni tanto La regina del Celebrità la ascolto ancora molto volentieri.

Come mai hai scelto di non mostrarti, di non usare quindi tue foto, per questo progetto che hai chiamato “I Temporali”?
In generale non mi è mai piaciuto molto mostrare il mio viso o la mia persona in ambito musicale, se non in contesti in cui sto effettivamente suonando tipo video di live sessions. Per quanto riguarda I Temporali questo lo sento in particolar modo, forse per il bisogno di far parlare le canzoni prima di ogni altra cosa, di modo che arrivino a prescindere da come sono io.

Credi ci sia spazio per il folk in Italia?
Penso proprio di sì, ci sono molti progetti che si rifanno spiccatamente al folk, soprattutto in ambito emergente, e anche molti locali e festival a tema “unplugged” che prediligono situazioni acustiche con quel tipo di attitude. E poi ci sono esempi anche più consolidati, come per esempio l’album Una somma di piccole cose di Niccolò Fabi.

#FacceCaso

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